lunedì 13 febbraio 2012

JACO-PORNO (PORNO COMICS BY JACOVITTI)



Qualche striscia erotica tratta dal "Kamasultra" del grande vignettista italiano Benito Jacovitti.




A few erotics strips taken from "Kamasultra", a strip collection by Italian cartoonist Benito Jacovitti.




Insuperabile, davvero. Almeno, in Italia.




I think no cartoonist can stand comparison with him (at least in Italy).

SOLIDARIETA' AGLI AMICI ELLENICI (SUPPORTING GREEK PEOPLE)



Il mio appoggio totale e incondizionato agli amici della Grecia ...




Una delle soluzioni ('dettate' dalla stramaledetta fottuta UE del cazzo) per salvare il paese: riduzione del 20% delle pensioni minime. Bravi, merdacce, davvero bravi!
E con questo, ho detto tutto.




Imitiamoli, gli amici ellenici! Forse, non abbiamo in comune con loro la civiltà del passato?
Quella di oggi non è più civiltà|




My unconditioned, full support to Greek people friends ...




One of the solutions ('imposed' by the fucking, damned European Union) to rescue Greece: cutting basic pensions down by 20%. Shame on you, you fucking UE leaders!
That's all - no more words needed.


We all ought to run riot wildly, just like Greek people! Didn't we Italian share the same glorious civilizations of the past?
But today's world can no longer be called 'civilized'.



domenica 12 febbraio 2012

AVALON SUTRA (HAROLD BUDD) - 2004




Harold Budd è uno dei migliori compositori di musica d’avanguardia e d’ambiente – due generi musicali che ultimamente ascolto (soprattutto il secondo) con una ritualità impressionante pressoché quotidiana.
L’unica ‘comparsa’ di Budd (peraltro marginale) in questo blog data 3 gennaio 2012: l’album in questione è “The plateaux of mirror”, di Brian Eno, realizzato per l’appunto con Harold Budd.
La produzione di Budd è davvero vasta, così come le sue esperienze musicali. Per questo motivo, ho deciso oggi di postare quella che viene considerata la ‘summa’ dei suoi lavori: “Avalon Sutra” (2004), opera con la quale Budd si è congedato definitivamente (stando alle sue stesse parole) dalla scena musicale, all’età di quasi settant’anni (l’artista è nato, infatti, nel 1936).
Se volete saperne di più su Harold Budd, visitate la pagina http://www.ondarock.it/altrisuoni/haroldbudd.htm .
Voto personale: Ottimo.


Harold Budd is one of the best composers of avant-garde and ambient music – two genres I have lately been listening to (especially the latter) as if I were going through an obsessive everyday ritual.
The only one time H. Budd appeared (though briefly) in this blog dates back to January 3rd 2012, the day when I posted “The plateaux of mirror” by Brian Eno, an album composed in collaboration with Harold Budd himself.
Considering Budd’s extensive experience and vast production spanning over more than forty years, I have decided today to post an album which is considered to be the ‘summa’ of his works: “Avalon Sutra” (2004), the album by which Budd definitely said goodbye (according to his own words) to the musical scene, when about to be 70 years old (he was born in 1936).
If you want to learn more about Harold Budd, go to http://www.ondarock.it/altrisuoni/haroldbudd.htm .
My personal mark: Very good.



TRACK LIST:

1. Arabesque 3
2. It's steeper near the roses (for David Sylvian)
3. L'enfant perdu
4. Chrysalis Nu (to Barney's memory)
5. Three faces west (Billy Al Bengston's)
6. Arabesque 2
7. Little heart
8. How vacantly you stare at me
9. A walk in the park with Nancy (in memory)
10. Rue Casmir Delavigne (for Daniel Lentz)
11. Arabesque 1
12. Porcelain ginger
13. Faraon
14. As long as I can hold my breath



AVALON SUTRA (H. Budd) - 78,8 MB

http://depositfiles.com/files/blneho033

LAUGHING STOCK (TALK TALK) - RE-POST (1991)




Nel lontano 2008 (il 20 luglio, più precisamente) avevo postato l’album dei Talk Talk “It’s my life”, un vero successo planetario di pop “commerciale” (basti pensare al singolo “Such a shame”).
Il post (o meglio, il ‘re-post’) di oggi, “Laughing stock”, è il quinto (e ultimo) album in studio dei Talk Talk, un lavoro completamente diverso pubblicato nel 1991 e caratterizzato da ampie sezioni strumentali eseguite dal gruppo accompagnato, per l’occasione, da una ricca schiera di musicisti fra i quali una ricca sezione di archi. Le sedute di registrazione di “Laughing stock” vengono ricordate dai fan del gruppo come un qualcosa di simile a riti mitologici: la rivista specializzata “Tape Op” pubblicò un lungo articolo che sottolineava il perfezionismo maniacale di Mark Hollis e la sua abitudine di accendere candele e incensi per creare l’atmosfera giusta per le registrazioni. L’accoglienza della critica fu in generale positiva: in molti hanno sottolineato il fatto che l’album traeva ispirazione da generi diversi e che, come l’album precedente della band “Spirit of Eden” (molto simile per atmosfere), i testi sono prevalentemente di carattere mistico-religioso. “Laughing stock” è considerato, insieme al summenzionato “Spirit of Eden”, fra i primi lavori ad essere classificati come genere post-rock.
Il disco (che ritengo, personalmente, il capolavoro dei Talk Talk) inizia con venti secondi di silenzio, seguiti dal ronzio sommesso di un amplificatore per chitarra. Venti secondi di silenzio, dicevo, poi un accordo, liquido e riverberato, e l’inconfondibile voce di Hollis a tratteggiare i primi schizzi dell’affresco. E’ un’ingresso in sordina, una musica che bisogna sforzarsi di seguire nei suoi vuoti per poter godere davvero dei suoi pieni. "Una nota è meglio di due, e nessuna è meglio di una" amava ripetere all’epoca il cantante e compositore. "Myrrhman", il brano d’apertura, si dipana così, senza che l’ascoltatore se ne accorga, senza che si riesca a capire dove il brano ci vuole portare, tra il singhiozzo triste di Hollis, la chitarra che tratteggia macchie impressionistiche di suoni, e qualche accenno di tromba e di percussione. Infine, senza soluzione di continuità (ma con un cambio armonico poco prevedibile), lo splendido pezzo d’apertura ci fa intravedere un mare ancora più calmo e rarefatto, composto da un tappeto di archi sottili e levigati sui quali un oboe lontano tratteggia una melodia di profonda malinconia.
Tutto l'album in generale è un susseguirsi di atmosfere da sogno, eteree, rarefatte - un tappeto sonoro ricco di intrecci e sfumature, un vero capolavoro della musica anni Novanta che non saprei nemmeno come definire: rock progressivo d’avanguardia, musica d’ambiente, post-rock classicheggiante. Una musica che scava nel profondo dell’animo e della mente, una musica riflessiva - un album, tuttavia, da ascoltare distesi su un divano, nella penombra, da soli, possibilmente avendo dormito un numero sufficiente di ore la notte prima: no, non è una battuta, “Laughing stock” ha un potere magicamente ipnotico, affascinante e suggestivo.
Voto personale: Ottimo.


On July 20th 2008 I posted Talk Talk’s album “It’s my life”, a worldwide commercial pop success. Today I’m posting (or, I should say, ‘re-posting’) “Laughing stock”, Talk Talk’s fifth and final studio album - a completely different work released in 1991, featuring instrumental sections from a large ensemble of musicians, including as many as seven strings players on occasion. The recording sessions have attained near-mythical status among underground music fans: “Tape Op” magazine ran an extensive article detailing the harrowing recording sessions, marked by Mark Hollis’ perfectionist tendencies and his use of candles and incense to set the mood. Reviews of the album were generally good: many tended to emphasise the fact that it spanned several genres and, like the predecessor “Spirit of Eden”, the lyrical themes are often religious. The album is widely considered, along with “Spirit of Eden”, as one of the first records to be classed as within the post-rock genre.
This album - the Talk Talk’s masterpiece, in my opinion - starts with twenty seconds’ silence, followed by the soft whir of a guitar amplifier. Twenty seconds’ silence, I said, then comes a liquid, re-echoing chord and Mark Hollis’ unique voice starts sketching the first brush-strokes of this astonishing fresco. “Laughing stock” starts in a subdued tone: you need to endeavour to fully get into the mood of the music in this album, i.e. get into the “voids” of this music in order to fully appreciate its fullness. Mark Hollis used to say again and again, at the time of composing the album, that "one note is better than two, and no note is better than one”. The opening track "Myrrhman" unravels just like this: the listener cannot realize it, puzzled about the direction this piece of music will follow, wavering among Hollis’ sad singing, his guitar sketching impressionistic sound patches and a few hints at trumpet playing and percussive drills. Finally, with a not very predictable harmonic shift and quite interruptedly, the splendid opening piece depicts a still more rarefied and quieter instrumental atmosphere featuring a carpet of smoothly flowing strings on the background of which a far-sounding oboe plays a sad, melancholic tune.
“Laughing stock” provides a complex texture of dreamy, ethereal, rarefied atmospheres – a sound texture rich in interlacements and hues, a real masterpiece of 1990s music which I find very difficult to label: vanguard progressive rock, ambient music, classical post-rock classicheggiante. A music that penetrates your soul and mind, that makes you ponder – an album you should listen while lying comfortably on a sofa, in semi-darkness, all on your own and, if possible, after having a full night’s sleep. No, this is not a bad remark: “Laughing stock” has a magically hypnotic, fascinating and suggestive power.
My personal mark: Very good.



TALK TALK (1991):

Mark Hollis - voce, chitarra, pianoforte, organo (vocals, guitar, piano, organ)
Paul Webb - basso (bass guitar)
Lee Harris - batteria (drums)
Tim-Friese-Greene - organo, piano, armonium (organ, piano, harmonium)

OSPITI (GUEST MUSICIANS):

Martin Ditcham: percussioni (percussions)
Mark Feltham: armonica (harmonica)
Levine Andrade, Stephen Tees, George Robertson, Gavyn Wright, Jack Glickman, Wilf Gibson, Garfield Jackson: viola (viola)
Simon Edwards, Ernest Mothle: contrabbasso (acoustic bass)
Roger Smith, Paul Kegg: violoncello (cello)
Henry Lowther: tromba, flugelhorn (trumpet, flugelhorn)
Dave White: contrabbasso, clarinetto (acoustic bass, clarinet)


TRACK LIST:

1. Myrrhman
2. Ascension day
3. After the flood
4. Taphead
5. New grass
6. Runeii



LAUGHING STOCK (TALK TALK) - 82,2 MB

http://depositfiles.com/files/o9y7dk1up

venerdì 10 febbraio 2012

LA GIORNATA DEL RICORDO IN ONORE DELLE VITTIME FIUMANE, ISTRIANE E DALMATE - DELLA SERIE, PER MEZZO SECOLO E' STATO MEGLIO NON RICORDARE ...



Oggi è la Giornata del Ricordo.
Ricordo? Cosa c'è da ricordare, domanderà qualcuno? Qualche scadenza? Qualche tassa da pagare?
Stamane, nei due o tre TG che ho seguito di buon'ora, solo qualche vago accenno al 10 febbraio, giornata dedicata a COMMEMORARE I DIECIMILA (QUINDICIMILA??? VENTIMILA???) ITALIANI MASSACRATI DALLA SOLDATAGLIA COMUNISTACCIA CRIMINALE DI TITO, verso la fine dell'ultima guerra (e anche dopo).




Ben altra cosa dalle celebrazioni della giornata della memoria, lo scorso 27 gennaio, quando ci hanno rotto i coglioni per una settimana prima ed una settimana dopo, con la Shoah e tutto quanto ad essa correlato. In quel caso, non bisogna dimenticare - e lo ribadisco anch'io, seriamente, non polemicamente.




Ma delle stragi compiute dai soldati di Tito, il maresciallo della ex-Yugoslavia (proprio quello che il nostro ex-presidente Sandro Pertini abbracciò durante un visita a inizio anni Ottanta, definendolo 'un gran combattente' - me lo ricordo benissimo, come fosse ieri ...) non si è mai saputo nulla fino a pochi anni fa.



(In alto: soldati comunisti di Tito fucilano istriani.)


Da ragazzo avevo sentito vagamente parlare da alcuni parenti (mia bisnonna materna era della Dalmazia) di come fossero 'schifosi' gli yugoslavi ... intendendo comunque ben altro.




Poi, la verità si è fatta strada - come sappiamo, la verità viene sempre a galla, prima o poi. Peccato che ci siano voluti così tanti anni. E, soprattutto, che una certa parte politica abbia sempre fatto finta di niente.



(In alto: martiri delle foibe.)


Nel TG di stamattina, Giorgio Napisan ha commemorato, con il solito stile finto retorico, i caduti, parlando di 'superamento dell'odio storico' con l'amico popolo croato. Non c'entra un cazzo la Croazia - che allora era Yugoslavia, ovvero un paese komunista retto da un dittatore komunista, e a loro va attribuita la responsabilità delle stragi compiute a danno di fiumani, istriani e dalmati.




L'anno scorso a Torino, proprio a pochi passi da casa mia, si è verificato un episodio vergognoso. Una lapide che commemorava i caduti di Fiume, Istria e Dalmazia, presenti in gran numero nel quartiere vicino al mio, è stata danneggiata a pietrate da ... boh, probabilmente, centri sociali o akkozzaglia del genere. Certi giornali cittadini (facile immaginare ...) più che rimarcare l'accaduto, hanno rimarcato il fatto che, il sabato successivo allo sfregio, durante una manifestazione spontanea di protesta, erano presenti alcuni attivisti di Casa Pound.




Che dire???


LIVE IN ORLANDO (KING CRIMSON) - 1972



Un altro album dal vivo 'non ufficiale' dei King Crimson, pubblicato a inizio anni Duemila, periodo in cui sono state riesumate, ovvero scovate in qualche cassetto, registrazioni più o meno 'storiche' dei gruppi di rock progressivo.
Purtroppo, come avviene in casi del genere, il sonoro lascia a desiderare. L'esecuzione, al contrario, è apprezzabile, anche se, a dire il vero, certe troiate (ad esempio, la squallida esecuzione di 'Cirkus') Fripp e compagni potevano risparmiarsele. Ecco cosa si ottiene quando in studio si realizzano brani ultra-cesellati, che si tenta poi di eseguire dal vivo, con una semplice formazione a quattro.
A proposito di formazione: i King di questo album sono in pratica gli stessi di Islands.

Voto personale: Distinto.

Another 'unofficial' live album by King Crimson, released in early 2000 when a number of unknown recordings by prog rock bands were 'taken out' some dusty drawers in the recording companies' archives.
Unfortunately, as is often the case with such albums, the sound recording quality is quite poor. The band's performance, on the contrary, is somehow good, even though Fripp & Co. might have spared themselves the trouble of playing, for instance, such a horrible renderning of Cirkus as the one in this album. This is what you get when you record an intricate piece of music in a studio and, then, try to play it live on stage on a mere quartet.
A quartet, I was saying: the Live in Orlando's line-up is the same as in Islands.

My personal mark: Fairly good.



KING CRIMSON:

Robert Fripp - chitarre, mellotron (guitars, mellotron)
Mel Collins - sax, flauto, mellotron (saxes, flute, mellotron)
Boz Burrell - voce, basso (vocals, bass guitar)
Ian Wallace - batteria (drums)

TRACK LIST:

CD 1:

1. Pictures of a city
2. Formentera lady
3. The sailor's tale
4. Cirkus
5. Ladies of the road


CD 2:

1. Groon
2. 21st century schizoid man
3. Earthbound
4. Cadence and cascade


LIVE IN ORLANDO, 1972, KING CRIMSON - CD 1 (90 MB):

http://depositfiles.com/files/ibbw4u41c


LIVE IN ORLANDO, 1972, KING CRIMSON - CD 2 (83,7 MB):

http://depositfiles.com/files/p4eudwjvb

mercoledì 8 febbraio 2012

SCALDIAMOCI UN PO' (LET'S GET A LITTLE WARMER)



Con il freddo che sta imperversando non solo in Italia ma in tutta Europa, scaldiamoci un po' pensando al 'bello' che verrà fra qualche mese ...




As cold weather is raging all over Italy (and Europe as well), let's get a little warmer by thinking about the 'niceties' about to come in a few months ...