domenica 30 dicembre 2007

AUGURI DI BUON ANNO! (WISH YOU A HAPPY NEW YEAR)


Quando ho iniziato questo blog non potevo certo prevedere quanti visitatori avrebbe avuto e da quali parti del mondo. A dire il vero, all’inizio le visite non erano poi molte, ma con il passare del tempo i miei post hanno attratto l’interesse di molti visitatori (a volte centinaia al giorno) dalle parti più remote del pianeta. Tutto ciò mi ha spronato a pubblicare sempre più materiale: principalmente musica, ma anche immagini di vario genere (femminili, curiose, immagini di viaggi), commenti su argomenti vari (cinema, attualità), barzellette e quant’altro considero interessante.
Essendo il 2007 ormai prossimo al termine, voglio esprimere sinceri auguri di buon anno e un saluto a tutti i miei visitatori, in particolare ad alcuni amici blogger che ho avuto modo di “conoscere” nella Rete:
UMMAGUMMA: il mio mentore, nonché maestro ispiratore nel mondo dei blog. Sebbene il suo meraviglioso blog sia stato costretto a prematura e ingiusta fine, lo ricordo sempre con affetto.
SALAM: un gran simpaticone con il quale provo istintivamente una certa comunanza di idee, e che prima o poi spero di conoscere.
DEAD POET PALOZ: un blogger conosciuto da poco, una sorta di mio alter ego andando indietro nel tempo di una ventina d’anni - una persona davvero sensibile e interessante.
MOCHO: carissimo amico di un paese lontano, al quale faccio i migliori auguri di un nuovo anno all’insegna della salute e della prosperità.
BINKO: non un blogger, ma qualcosa di più: un caro amico d’infanzia - forse il migliore amico di una vita - che ho ritrovato la scorsa estate dopo un buio durato una ventina d’anni. A lui, alla sua graziosa moglie e alle sue tre splendide figlie auguro quanto di meglio si possa immaginare per l’anno che è alle porte.
Congedandomi per qualche giorno di meritato riposo, auguro a tutti voi un 2008 migliore, ricco di benessere, salute, pace e prosperità.
FELICE ANNO NUOVO A TUTTI!
Anonimo Veneziano

When I started this blog, I couldn’t guess how many visitors from all over the world it would have attracted. As a matter of fact, not many people visited it at the beginning; however, as time went by, my posts attracted the attention of more and more visitors (amounting to hundreds each day) getting connected from the remotest parts of the world. This has driven me to post a lot of stuff: mainly music records, but also images of various kinds (women, curiosities, travel pictures), commentaries on miscellaneous subjects (cinema, current events), jokes and any other item I deem of some interest.
As 2007 is coming to an end, I am herewith sending all of you my best wishes of a happy new year. In particular, I’m giving my best regards to a few blogging friends I have met through the Web:
UMMAGUMMA: my trusted adviser and inspiring master of blogging. Though his excellent blog was unjustly and untimely forced to close down, I still remember him with affection.
SALAM: a nice, cheerful chap, with whom I feel I share a lot of common interests and views, and whom I hope I’ll be able to meet in person sooner or later.
DEAD POET PALOZ: a blogger I’ve known for not much time, a sort of my “second self” when I think of how I used to be about twenty years ago - a really tender-hearted and interesting guy.
MOCHO: a dear friend from a remote country, to whom I’m sending my best wishes of a new year rich in health and prosperity.
BINKO: he’s not a blogger, he’s someone much dearer to me: an old friend from my childhood - perhaps the best friend I’ve ever had in my life - whom I met again last summer after a twenty years’ oblivion. I do hope the forthcoming year will bring good luck to him, his pretty wife and his lovely three daughters.
Well, I’m leaving now on a few days’ vacation. May the new year bring all of you a lot of well-being, health, peace and prosperity.
WISH YOU A HAPPY NEW YEAR!
Anonimo Veneziano

LIVING IN THE PAST (JETHRO TULL) - 1972


“Living in the past” è un album doppio dei Jethro Tull, una sorta di raccolta dei successi del gruppo di Ian Anderson, la quale contiene una sfilza di brani tratti dagli album precedenti, canzoni mai pubblicate in precedenza, più alcuni 45 giri (compresi i lati “B”) che prima di allora erano apparsi solo sul mercato britannico. Il disco originale in vinile, il cui nome fa riferimento ad un 45 giri uscito nel maggio 1969, presentava al suo interno un album fotografico a colori pieghevole contenente più di 50 immagini della band (le pubblicazioni successive in formato CD contengono solo una minima parte di tali foto). “Living in the past” contiene inoltre due brani, "By kind permission of” e "Dharma for one," registrati dal vivo alla Carnegie Hall.
Un’ottima raccolta che fornisce un “quadro” quasi completo della produzione Jethro Tull dei primi anni - un album che consiglio caldamente a tutti di ascoltare.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.

“Living in the past” is a double album by Jethro Tull, a sort of quasi-greatest-hits collection of this band, which contains album tracks, unreleased songs, and a number of singles and side “B” songs that had initially only appeared as British releases. The album was named after a single released in May 1969. It was released in an elaborate gatefold packaging that contained a large colour photo booklet with over 50 photos of the band - subsequent CD reissues contain only a fraction of these pictures. Two songs of this album, "By kind permission of” and "Dharma for one," were recorded live at the Carnegie Hall.
A very good collection providing an overview of Jethro Tull’s early years – an album I warmly recommend that you should listen to.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good.

JETHRO TULL (1968-1972):

Essendo “Living in the past” una raccolta di canzoni composte tra il 1968 (anno di formazione della band) e il 1972 (anno di uscita del disco) sono presenti ovviamente tutti i membri che hanno fatto parte del gruppo nell'arco di quei cinque anni:

As “Living in the past” is a collection of songs dating back from 1968 (the year the band formed) to il 1972 (the year the record was released), all the musicians playing with the band during such period appear on this album:

Ian Anderson - voce, flauto, chitarra acustica, organo, piano, armonica a bocca (vocals, flute, acoustic guitar, organ, piano, mouth organ)
Martin Lancelot Barre - chitarra elettrica, flauto (electric guitar, flute)
Mick Abrahams - chitarre, voce (guitars, vocals)
John Evan - piano, tastiere (paino, keyboards)
Glenn Cornick - basso (bass)
Jeffrey Hammond - basso (bass)
Clive Bunker - batteria e percussioni (drums and percussions)
Barriemore Barlow - batteria e percussioni (drums and percussions)

TRACK LIST:

1. Song for Jeffrey
2. Love story
3. Christmas song
4. Living in the past
5. Driving song
6. Sweet dream
7. Singing all day
8. Witches promise
9. Inside
10. Just trying to be
11. By kind permission of (LIVE)
12. Dharma for one (LIVE)
13. Wond'ring again
14. Locomotive breath
15. Life is a long song
16. Up the 'pool
17. Dr. Bogenbroom
18. For later
19. Nursie

LIVING IN THE PAST (JETHRO TULL) - 74,1 MB

REGALI PER CAPODANNO (GIFTS FOR NEW YEAR'S EVE PARTY)



Capodanno è vicino: ricordatevi di regalare in rosso alla vostra donna!

New Year's Eve party is here to come: don't forget to buy your sweetheart a red gift!

VENUS AND MARS (P. McCARTNEY & WINGS) - 1975


“Venus and Mars” è il quarto album dei Wings, la band formata da Paul McCartney dopo lo scioglimento dei Beatles. Pubblicato come atteso seguito al vasto successo di “Band on the run” (da me postato il 15 aprile), “Venus and Mars” consolidò la serie di successi dei Wings e rappresentò un ottimo trampolino di lancio per un tour mondiale che avrebbe impegnato il gruppo per un anno.
Preceduto dal singolo melodico “Listen to what the man said” nel maggio 1975, l’album “Venus and Mars” fu pubblicato dopo due settimane, destando immediatamente un certo interesse fra i critici e, soprattutto, riscuotendo un enorme successo in termini di vendite. Infatti, raggiunse il primo posto nelle classifiche di Stati Uniti, Inghilterra e di molti altri paesi in tutto il mondo, anche se l’accoglienza riservatagli non fu roboante come nel caso di “Band on the run” uscito un anno prima.
L’album contiene 13 brani, quasi tutti piacevoli. In particolare il primo, “Venus and Mars”, fornisce un’ottima introduzione acustica all’intero disco, e verrà utilizzato come apertura di molti dei concerti tenuti dai Wings nei due anni successivi. Il secondo pezzo, “Rock show”, è il tipico brano scritto per essere suonato dal vivo ed è caratterizzato da una melodia orecchiabile, chitarre elettriche e basso possenti e un piano in stile rock ‘n’ roll. Segue quindi “Love in song”, una triste canzone d’amore con un’ottima melodia e un’atmosfera nostalgica, il tutto sostenuto da un perfetto arrangiamento di archi. “Venus and Mars - Reprise” apriva il lato “B” del vinile originale e riprende il tema del primo pezzo dell’album; anzi, suona migliore, grazie ad un’atmosfera “spaziale” che si adatta alla perfezione al testo. “Medicine jar”, scritta dal chitarrista Jimmy McCulloch (in collaborazione con Colin Allen), è un brano piuttosto “hard”, con chitarra in primo piano e gli immancabili cori di Paul e Linda. “Listen to what the man said” è il pezzo forte dell’album: una ballata pop azzeccata, nella quale l’interpretazione vocale di Paul viene impreziosita dal sassofono di Tom Scott e dalla chitarra di Dave Mason.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Distinto.

“Venus and Mars” is the fourth album by Wings, Paul McCartney’s group formed after The Beatles’ dissolution. Released as the follow-up to the enormously successful “Band on the run” (which I posted on April 15th), “Venus and Mars” continued Wings' string of success and would prove a springboard for a year-long worldwide tour.
Preceded by the feel-good single “Listen to what the man said” in May 1975, the confident-sounding “Venus and Mars” appeared two weeks later to decent reviews and brisk sales. The album reached #1 in the US, the UK and worldwide, even if the reaction was not as monstrous as what had greeted “Band on the run” a year earlier.
The album contains 13 songs, most of them really nice listens. In particular, the opener “Venus and Mars” provides an acoustic intro to the album, and will open most of the Wings concerts during the two following years. Track #2 “Rock show” is a song typically written to be performed in live shows, with a catchy tune, good electric lines, a strong bass rhythm and even a rockin' piano. The following title, “Love in song”, is a sad love song with a very nice melody and some nostalgic moments. The harmonies are very well done and sustained by some fine strings. “Venus and Mars - Reprise” is the first track of the original vinyl’s side “B”. This intro is even better than the first version on the previous side: the song has now a kind of galactic sound which applies perfectly to the lyrics. “Medicine jar”, written by guitarist Jimmy McCulloch (in collaboration with Colin Allen), has a fast tempo with strong electric guitar lines and some nice harmonies by Paul and Linda. “Listen to what the man said” is the strongest title on this album: a nice and joyful pop ballad, in which Paul's interpretation is strengthened by Tom Scott's saxophone and by Dave Mason excellent lead guitar.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Fairly good.

THE WINGS (1975):

Paul McCartney - basso, chitarre, tastiere, voce (bass, guitars, keyboards, vocals)
Denny Laine - chitarre, tastiere, voce (guitars, keyboards, vocals)
Linda McCartney - tastiere, percussioni, voce (keyboards, percussions, vocals)
Jimmy McCulloch - chitarre, voce (guitars, vocals)
Joe English - batteria e percussioni (drums and percussions)
Geoff Britton - batteria, brani n° 3, 6 & 9 (drums on tracks 3, 6 & 9)

OSPITI (GUEST MUSICIANS):

Tom Scott - sassofono (saxophone)
Dave Mason - chitarra (guitar)
Kenneth Williams - conga (congas)
Allen Toussaint - piano, tastiere (piano, keyboards)

TRACK LIST:

1. Venus and Mars
2. Rock show
3. Love in song
4. You gave me the answer
5. Magneto and Titanium Man
6. Letting go
7. Venus and Mars - Reprise
8. Spirits of ancient Egypt
9. Medicine jar
10. Call me back again
11. Listen to what the man said
12. Treat her gently - Lonely old people
13. Crossroads theme

VENUS AND MARS (P. McCARTNEY & WINGS) - 39,5 MB

sabato 29 dicembre 2007

VISIONS OF THE EMERALD BEYOND (MAHAVISHNU ORCHESTRA) - 1975


“Visions of the emerald beyond” è indubbiamente - e per motivi che personalmente non riesco affatto a comprendere - il lavoro di John McLaughlin più snobbato e sottovalutato in assoluto. Pubblicato nel 1975, questo album presenta una formazione allargata della Mahavishnu Orchestra, la quale, oltre agli archi e ai fiati, includeva il “dinamico” batterista Narada Michael Walden e l’incredibile violista "stile fusion" Jean Luc Ponty.
L’album indugia in una sorta di genere funky prima di allora sconosciuto nei lavori di McLaughlin e della Mahavishnu Orchestra. Fin dal brano d’apertura, “Eternity's breath”, si capisce immediatamente quale sarà il tono dominante del disco. La chitarra di McLaughlin è potente e solida, il percussionismo di Walden incisivo e oltremodo marcato, mentre il violino di Ponty assurge a livelli eccelsi che il musicista francese non aveva mai raggiunto in precedenza nei suoi lavori. Il lato “B” del long-playing originale si apriva con “Cosmic strut”, vera e propria gemma funky: l’autore di questo brano è il batterista Walden, il quale avrebbe in seguito intrapreso la carriera di produttore di superstar. “Lila's dance” è un altro dei brani migliori, a mio parere, e lo stesso si può dire per “Faith”, “If I could see” e “Earth ship”. Ma la vera vetta musicale di “Visions of the emerald beyond” viene raggiunta alla fine (come, del resto, sarebbe logico attendersi): “On the way home to Earth” è un incredibile strumentale mozzafiato, nel quale la chitarra solista di McLaughlin svolge la parte del leone fino all’ultimissima nota straziante che conclude l’album.
Molti fan della Mahavishnu Orchestra originale che si aspettavano una seconda formazione “clone” della prima rimasero delusi dalla band che realizzò “Visions of the emerald beyond”. Niente di più errato, almeno secondo il mio parere e i miei gusti, in quanto la Mahavishnu Orchestra 2 si è dimostrata all’altezza della situazione, grazie ad uno stuolo di musicisti preparati che hanno saputo confezionare un disco di primissima qualità.
Dunque, un ottimo album di rock progressivo, forse un tantino indulgente al rock-jazz-funky; in ogni caso, un album imperdibile per gli amanti del genere progressivo.
Voto personale (scarso / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.

“Visions of the emerald beyond” is the most overlooked and underappreciated recording John McLaughlin has ever made. This album, released in 1975, features an expanded Mahavishnu line-up that went beyond a horn and string section to include the dynamic Narada Michael Walden on drums and fusion superstar Jean Luc Ponty on violin.
This album is drenched in a new sort of funkiness that McLaughlin had not explored in previous Mahavishnu recordings. “Eternity's breath” opens the album, and right away you know you are in for a sonic treat. McLaughlin's notes are fat and strong, Walden's drumming is powerful and propulsive, and Ponty's violin literally soars to heights he has never attained on his own recordings. Michael Walden's “Cosmic strut' opened up side “B” of this album on the original vinyl release. This tune envelops you in real funk: Walden, who has gone onto to become a superstar producer, was a great fusion writer indeed. “Lila's dance” is another gem, and so are “Faith”, “If I could see” and “Earth ship” . But the real climax of “Visions of the emerald beyond” comes in the end, as it should be from a logical point of view: “On the way home to Earth” is a hair-raising finale in which LcLaughlin’s guitar plays the leading role up to the final weeping note that concludes the album.
Many listeners wanting to hear a clone of the original Mahavishnu Orchestra never accepted the second incarnation of the band who played on this album. That is too bad, because Mahavishnu Orchestra 2 had a lot to say: the band has a full and engaging sound, plus the balls to present it in a grandiose fashion.
A marvellous prog rock album, maybe too rock-jazz-funky oriented, in any case an absolute must for progressive fans.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good.

MAHAVISHNU ORCHESTRA (1975):

John McLaughlin - chitarre, cori (guitars, backing vocals)
Steve Kindler - violino, cori (violin, backing vocals)
Jean-Luc Ponty - violino, cori, violino elettrico, violino baritono (violin, backing vocals, electric violin, baritone violin)
Ralph Armstrong - basso, cori, contrabbasso (bass, backing vocals, contrabass)
Phillip Hirschi - violoncello (cello)
Bob Knapp - flauto, tromba, flugelhorn, cori, (flute, trumpet, flugelhorn, backing vocals)
Narada Michael Walden - batteria e percussioni, cori, clavinet (drums and percussion, backing vocals, clavinet)
Gayle Moran - tastiere, cori (keyboards, backing vocals)
Carol Shire - voce e cori (lead vocals and backing vocals)
Russell Tubbs - sax alto e soprano (alto and soprano sax)

TRACK LIST:

1. Eternity's breath (Part 1)
2. Eternity's breath (Part 2)
3. Lila's dance
4. Can't stand your funk
5. Pastoral
6. Faith
7. Cosmic strut
8. If I could see
9. Be happy
10. Earth ship
11. Pegasus
12. Opus 1
13. On the way home to Earth

VISIONS OF THE EMERALD BEYOND (MAHAVISHNU ORCHESTRA) - 36,6 MB

DUE BARZELLETTE (TWO JOKES)

LA CIPOLLA E L’ALBERO DI NATALE

Una famiglia, padre, madre, figlio e figlia, è seduta a cena. All’improvviso il figlio chiede al padre:
“Papà, quanti tipi di tette ci sono?”
Il padre, sorpreso dalla domanda, risponde: “Beh, figliolo, ci sono tre tipi di tette: a vent’anni, le tette di una donna sono come meloni, tonde e sode. A trenta o quaranta, sono come pere: ancora belle, ma un pò cadenti. Dopo i cinquanta, sono come cipolle.”
“Come cipolle?” chiede il figlio.

“Si, quando le vedi ti metti a piangere.”
Questa battuta fa incavolare la mamma e la figlia, la quale chiede:
“Mamma, quanti tipi di pisello ci sono?”
La madre sorride, a sua volta sorpresa, e risponde:
“Beh, cara, un uomo attraversa tre fasi: a vent’anni il suo pisello è come una quercia: possente e duro. A quaranta è come legno di faggio, flessibile ma affidabile. Dopo i cinquanta, è come un albero di Natale.”
“Come un albero di Natale?” chiede stupita la figlia.
“Sì cara: morto dalla radice in su, e le palle sono solo ornamentali.”

THE ONION AND THE CHRISTMAS TREE

A family of four - a mother, father, son and daughter - are sitting at a table and having dinner. Suddenly, the boy asks his father:
“How many types of tits are there?”
The father is amazed at the question. He answers:

“Well, there are three types of tits: a woman in her twenties has round, firm tits. A woman in her thirties or forties still has nice tits, though they’re a bit saggy. When a woman reaches 50, her tits look like onions.”
“Like onions?” the boy asks.

“Yes. When you see them, they make you weep.”
This acid remark makes the mother and the daughter get angry. So the girl asks her mother:
“How many types of willy are there?”
The mother smiles at her daughter’s question. She answers:
“Well, a man goes through three stages: a man in his twenties has a strong willy, as hard as an oak. When a man turns forty, his willy is supple and realiable, just like beech wood. When a man reaches fifty, his willy is like a Christmas tree.”
“A Christmas tree?” the girl asks.
“Yes: it's lifeless from its root upwards, and the balls are just ornaments to it.”


RAGAZZINI E BUONE MANIERE

Una professoressa sta parlando di buone maniere con i suoi alunni. Ad un certo punto, chiede a uno di loro:
“Michael, se tu stessi corteggiando una ragazza di buona famiglia, molto educata, e durante una cena da soli tu avessi la necessità di andare in bagno, cosa le diresti?”
“Aspetta un momento, vado a pisciare,” risponde Michael.
“Ma questo sarebbe cattiva educazione da parte tua,” commenta l’insegnante. “E tu, John, come lo diresti?”
“Scusami, devo andare alla toilette ma torno subito.”
“Beh, così va meglio, però risulta sgradevole menzionare la toilette quando si sta pranzando.”
La professoressa si rivolge quindi a Jack, il più discolo della classe.
“Tu, Jack, saresti capace, almeno per una volta, di utilizzare la tua intelligenza per dimostrare la tua cortesia?”
“Io le direi: Cara, ti prego, scusami ma devo assentarmi un momento. Vado a stringere la mano ad un mio intimo amico, che spero poterti presentare dopo cena ...”


TEACHING KIDS GOOD MANNERS

A teacher is talking to her pupils about good manners. She asks one of the pupils the following question:
“Michael, suppose you are having dinner with a girl from a good family and you are wooing her. What would you say to her if you needed to go to the toilet?”
“Wait a moment, I have to go to the toilet and piss,” Michael answers.
“This wouldn’t be good, it would be rude from you,” the teacher remarks. “How about you, John, what would you say?”
“I’m sorry, I must go to the toilet, I’ll be back in a minute.”
“Well, this is a better way of speaking; yet you shouldn’t mention a toilet when you are having dinner with someone.”
Then the teacher addresses to Jack, the naughtiest kid in the classroom.
“Jack, could you once in a while be so sensible and tell me how you would be kind to a young girl sitting next to you at a table?”

“Well, I’ll say “I’m sorry, my dear, I must be off a moment: I’m going to shake hands to a close friend of mine I hope you'll be glad to meet after dinner ...”

venerdì 28 dicembre 2007

CLOSE TO THE EDGE (YES) - 1972


“Close to the edge” viene considerato da molti (compreso me) come uno dei migliori (se non il migliore) album degli Yes, e molti critici lo considerano l'espressione più alta del rock progressivo in generale. In particolare, progarchives.com lo ha eletto, nel 2006, il più bell’album progressivo di tutti i tempi. Fu il primo album del gruppo a contenere un brano così lungo da occupare un intero lato del vinile; tale formula fu riproposta anche in alcuni degli album successivi.
I testi sono già influenzati dai temi mistici e religiosi introdotti dal cantante Jon Anderson, temi che in seguito sarebbero diventati centrali nel concept album “Tales from topographic oceans”. Secondo il sito ufficiale degli Yes, (“Yesworld”), la suite omonima dell’album sarebbe ispirata dal romanzo Siddharta di Herman Hesse e descriverebbe il "risveglio" spirituale del protagonista del romanzo "accanto al bordo" di un fiume (che rappresenta simbolicamente le vite del suo spirito).
Il fatto che “Close to the edge” fosse un risultato impossibile da superare per il gruppo era chiaro anche agli Yes stessi; l'abbandono di Bill Bruford fu infatti motivato, oltre che dall'offerta di unirsi ai King Crimson, dalla sua convinzione che dopo “Close to the edge” gli Yes non avrebbero potuto che ripetersi o peggiorare.
Che altro dire? Un album meraviglioso, assolutamente da non perdere. Il mio voto personale credo avrà il consenso di tutti: ECCELLENTE!

“Close to the edge” is considered by many people (including me myself) as the best album released by Yes. Many critics consider it as the best achievement of progressive rock at large: in particular, progarchives.com voted it the greatest progressive album of all time in 2006. “Close to the edge “set a trend for Yes of including a single epic song significantly longer than the others which was followed in the later albums.
The spiritual influences introduced by Jon Anderson, which later formed the basis of “Tales from topographic oceans”, are already evident in the music and lyrics of all three tracks on “Close to the edge”.According to the Yes’ official Web site (“Yesworld”), the title track is inspired by Herman Hesse’s book “Siddharta”, an explanation which can cast the cryptic and mysterious lyrics in a new light, tracking the awakening of Hesse's character "close to the edge" of a river (and, symbolically, of the serial lifetimes of his soul) where he experiences a spiritual awakening.
The Yes members themselves were fully aware that “Close to the edge” was going to be the peak achievement of their career, and that no subsequent album of theirs would have been better than this. In fact, drummer Bill Bruford suddenly left, just as recording ended, the line-up both to join Robert Fripp’s King Crimson and because he was convinced that “Close to the edge” wasn’t going to be equalled by any of the next releases by the band.
What else should I say? An excellent album, an absolute must for prog rock fans. I’m giving this album an EXCELLENT vote: I think everybody will agree on this.

YES (1972):

Jon Anderson - voce (lead vocals)
Chris Squire - basso, cori (bass, backing vocals)
Steve Howe - chitarre, cori (guitars, backing vocals)
Rick Wakeman - tastiere (keyboards)
Bill Bruford - batteria e percussioni (drums and percussions)

TRACK LIST:

1. Close to the edge
1a. The solid time of change
1b. Total mass retain
1c. I get up, I get down
1d. Seasons of man
2. And you and I
2a. Cord of life
2b. Eclipse
2c. The preacher, the teacher
2d. Apocalypse
3. Siberian khatru

CLOSE TO THE EDGE (YES) - 35,7 MB

giovedì 27 dicembre 2007

1978 GLI DEI SE NE VANNO, GLI ARRABBIATI RESTANO (AREA) - 1978


La musica di “1978 Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano” rappresenta un tentativo di espandere le frontiere della musica pop, mescolando jazz, rock e sperimentazione - il tutto abbinato ad una grande perizia tecnica e ad un background culturale talora ingombrante. Su tutto giganteggia un Demetrio Stratos fenomenale che, ancor di più che nei precedenti dischi, osa l’inosabile, forza la mano, oltre che sul piano tecnico (eccezionale), sul piano delle intuizioni e delle idee: la suggestione di “Return from Workuta”, glaciale descrizione del viaggio di ritorno da un siblag (nelle note descrittive interne ci si riferisce ai campi di lavoro correzionali/buco nero della storia del comunismo bolscevico), con la voce, filtrata, che prima suggerisce qualcosa di lontano perduto nel freddo siberiano e che poi, dopo un intervento ricco di pathos del contrabbasso di Ares Tavolazzi, sospirando inanella una serie di gorgoglii da brivido; l'assolo talentuoso nella seconda parte di “Guardati dal mese vicino all’aprile”, irresistibile nella costruzione e nella tecnica e che si rafforza su una base di solo contrabasso, chitarra e batteria.
Del resto, che Stratos non scherzi e sia, se possibile, cresciuto a dismisura, lo testimonia da subito l’apertura de “Il bandito del deserto”, brano dedicato a Ash-Shanfara, poeta e bandito dell’Arabia pagana protagonista della leggenda che vale la pena qui riportare: “Respinto dalla tribù a cui si era aggregato, fece voto di uccidere cento dei suoi antichi compagni. Ne uccise novantanove prima di cadere sopraffatto in una imboscata, ma nel suo teschio abbandonato e dissecato al sole inciampò e si ferì a morte un centesimo nemico, compiendosi così il suo voto.” La sensazione di forza che esprime il cantato di Stratos in soli dodici versi ha dell’incredibile! Ma dove la visionarietà e la poesia esplodono è senz’altro in “Hommage à Violette Nozières” canzone talmente bella da non sembrare vera.
Non resta che citare “Acrostico in memoria di Laio” (spassoso e farneticante psico-puzzle) e chiudere con un significativo estratto dalle note di “Vodka Cola” che ben rappresenta lo spirito vero di questo grande disco degli Area: “Il pregio dell’ umorismo non ci è familiare, sappiate dunque riconoscere la smorfia che ci attraversa il viso: ascoltare musica può essere divertente a patto che qualche volta sia imbarazzante” .
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.

By releasing “1978 Gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano”, Italian prog band Area intended to get across the boundaries of pop music by blending such different musical genres as jazz, rock and experimental pop - all of which supported by the band members' great performing skills and a cultural background that may sometimes appear to be a sort of a highbrow stuff. Vocalist Demetrio Stratos (who, unfortunately, died of leukemia at the age of 37 in 1979) in is the leading character of the band - his vocal performances on this album being even more daring than in any of Area’s previous recordings, both as regards his vocal ability (quite stunning indeed) and his insights and new ideas. Just listen to “Return from Workuta”, an “icy” portray in music of a former prisoner returning from a siblag (the descriptive caption in the original long-playing record’s inside sleeve refers to one of former USSR labour camps - or gulags - described as “black holes” in the history of Soviet Union’s Bolshevism: Demetrio Stratos’ filtered voice first hints at something remote and lost in Siberian cold weather, then spins out a number of impressive trills accompanied by deep notes from Ares Tavolazzi’s double bass. Demetrio Stratos also stands out in his solo on “Guardati dal mese vicino all’aprile”: an original vocal rendering supported by double bass, guitar and drums.
The very opening piece bears witness to Stratos’ ever increasing vocal and creative skills: “Il bandito del deserto” is a song dedicated to Ash-Shanfara, a poet-and-bandit of pre-Islamic Arabia who was the protagonist of a legend worthy to be mentioned here: “
Ash-Shanfara was rejected by the clan he had joined and belonged to, so he made a vow of taking revenge and killing one hundred of his former companions. After he had killed ninety-nine of them, he was killed from ambush, yet his hundredth enemy bumped into his sun-dried skull and hurt himself to death, so Ash-Shanfara’s vow was fulfilled.
” The feeling of power rendered by Stratos’ singing in only twelve lines sounds really strong. But the very visionary and poetic features of the band are best found in “Hommage à Violette Nozières”: a brief, simple song too beautiful to be true!
Finally, “Acrostico in memoria di Laio” is a funny, raving “psycho-puzzle”, and “Vodka cola” represents the true mood of this very good album by Area: as the “Vodka cola” descriptive captions reads, “
We are not familiar with humour, so we beg you to recognize the grimace of our faces: listening to music may be funny, provided that it sometimes is embarassing” .
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good.

AREA (1978):

Ares Tavolazzi - contrabbasso, basso elettrico, trombone (double bass, electric bass, trombone)
Patrizio Fariselli - pianoforte, tastiere, organo positivo del 1600 (piano, keyboards, XVII Century positive organ)
Demetrio Stratos - voce, organo Hammond, pianoforte, tastiere (vocals, Hammond organ, piano, keyboards)
Giulio Caprozzo - batteria e percussioni (drums and percussions)

TRACK LIST:

1. Il bandito del deserto
2. Interno con figure e luci
3. Return from Workuta
4. Guardati dal mese vicino all’aprile
5. Hommage à Violette Nozières
6. Ici on dance !
7. Acrostico in memoria di Laio
8. FFF (festa farina e forca)
9. Vodka cola

1978 GLI DEI SE NE VANNO, GLI ARRABBIATI RESTANO (AREA) - 36,4 MB

TRILOGY (EMERSON, LAKE AND PALMER) - 1972


Pubblicato nel 1972, “Trilogy” è il terzo album in studio di Emerson, Lake and Palmer. L’interno della copertina pieghevole del long-playing mostrava un fotomontaggio con immagini ripetute del gruppo nel mezzo di una foresta tappezzata da foglie autunnali.
Dopo i due ottimi album in studio pubblicati in precedenza dalla band (“Emerson, Lake and Palmer” del 1970 - vedere il mio post del 14 maggio - e “Tarkus” del 1971), “Trilogy” contribuì ad aumentare la fama mondiale di Emerson, Lake e Palmer, con una serie di brani di ottima fattura, fra i quali "Hoedown", pezzo forte dei loro spettacoli dal vivo.
Il brano d’apertura "The endless Enigma (Part 1)" inizia con il battito del cuore, un effetto sonoro realizzato utilizzando il pedale della cassa della batteria Ludwig Octoplus di Palmer. Un effetto molto simile lo si ritrova, a distanza di un anno, nei secondi iniziali (e finali) del capolavoro dei Pink Floyd “The dark side of the moon”. Ma è il pezzo di chiusura a lasciare stupefatti: "Abaddon's bolero", un bolero “marziale” in 4/4 (curiosa variazione rispetto al 3/4 tipico di questa danza), incentrato su una melodia ripetuta più volte, con graduali e progressivi arricchimenti strumentali e timbrici che conducono ad un finale roboante ed esplosivo. A quanto pare, Keith Emerson si è rifatto al ben più celebre “Bolero” classico di Maurice Ravel.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.

“Trilogy” is the third studio album by Emerson, Lake and Palmer, originally released in 1972. The original interior of the original gatefold sleeve features a photomontage showing multiple images of the band in a forest carpeted with autumn leaves.
The band had already released two very carefully performed studio albums, “Emerson, Lake and Palmer” (1970 - see my post on May 14th) and “Tarkus” (1971); “Trilogy” increased EL&P's worldwide popularity, and included "Hoedown", which was one of their most popular songs when performing live.
The song "Endless Enigma (Part 1)" opens with the sound of a beating heart, an effect created by the bass drum pedal of Palmer's Ludwig Octoplus drums kit. Very similar sounds could be found a year later opening (and closing) Pink Floyd’s “The dark side of the moon”. "Abaddon's bolero", the closing piece, sounds like a martialized bolero in 4/4 rhythm, rather than the usual 3/4. A single melody containing multiple modulations within itself is repeated over and over in ever more thickly layered arrangements, starting from a quiet flute-like sound over a single drum, and building up to an ear-shattering wall of sound. This aspect may well be a nod to the similar effect in Maurice Ravel’s famous “Bolero”.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good.

EMERSON, LAKE & PALMER (1972):

Keith Emerson - tastiere (keyboards)
Greg Lake - voce, basso, chitarre (vocals, bass, guitars)
Carl Palmer - batteria e percussioni (drums and percussions)

TRACK LIST:

1. The endless enigma (Part 1)
2. The fugue
3. The endless enigma (Part 2)
4. From the beginning
5. The sheriff
6. Hoedown (from Rodeo)
7. Trilogy
8. Living sin
9. Abaddon's bolero

TRILOGY (EMERSON, LAKE AND PALMER) - 38,8 MB

martedì 25 dicembre 2007

BUON NATALE (MERRY CHRISTMAS)



BUON NATALE!

MERRY CHRISTMAS!

FELÌZ NAVIDAD!

GOD JUL!

JAZZ (QUEEN) - 1978


“Jazz” è il settimo album dei Queen. Pubblicato nel 1978, l’album mescola stili musicali molto differenti tra loro, come il disco-funky (“Fun it”), il vaudeville (“Dreamer’s ball”), il consueto vecchio rock ‘n’ roll (“Dead on time”) e l’hard rock (“If you can’t beat them”). L'eclettismo dimostrato dalla band in questo lavoro è stato allo stesso tempo motivo di plauso e di critiche, e l'album alla sua uscita fu stroncato da alcuni critici. Ad ogni modo, brani quali “Mustapha”, “Jealousy”, “Bicycle race”, “If you can’t beat them” e “Don’t stop me now” rimangono fra le migliori interpretazioni del gruppo di Mercury e soci.
Con il vinile era accluso un poster che ritraeva le protagoniste del video della celebre canzone Bicycle Race, dove un gruppo di donne nude in sella ad una bici da corsa pedalavano nella pista dello stadio di Wembley. “Jazz” è l'ultimo album dei Queen dove una nota chiarisce che non è stato usato nessun tipo di sintetizzatore. Inoltre - ma questo è un mio appunto personale - è l’ultimo album dei Queen degno di un certo interesse.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Distinto.

Released in 1978, “Jazz” is the seventh album by British rock band “Queen”. It combines different musical genres such as disco-funky (“Fun it”), vaudeville (“Dreamer’s ball”), rock ‘n’ roll (“Dead on time”) and hard rock (“If you can’t beat them”). Such eclectic track list was at the same time both praised by the fans and torn apart by some critics. In any case, such songs as “Mustapha”, “Jealousy”, “Bicycle race”, “If you can’t beat them” and “Don’t stop me now” are among the best pieces of music ever composed by the band.
The original vinyl record came with a large poster showing the female protagonists of the videoclip for the famous single hit “Bicycle race”: a number of fully naked girls on bicycles, ready to ride along the track at the Wembley Stadium. “Jazz” is the last work by Queen with a note specifying that “no synthetizers were used to record the album”. Moreover - though this is just a remark of mine - it is the last album by Queen really worth listening to.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Fairly good.

QUEEN (1978):

Freddie Mercury - voce pianoforte (lead vocals, piano)
Brian May - chitarre, voce (guitars, vocals)
John Deacon - basso (bass)
Roger Taylor - batteria e percussioni, voce (drums and percussions, vocals)

TRACK LIST:

1. Mustapha
2. Fat bottomed girls
3. Jealousy
4. Bicycle race
5. If you can’t beat them
6. Let me entertain you
7. Dead on time
8. In only seven days
9. Dreamer’s ball
10. Fun it
11. Leaving home ain’t easy
12. Don’t stop me now
13. More of that jazz

JAZZ (QUEEN) - 72,9 MB

lunedì 24 dicembre 2007

CARTOLINE NATALIZIE (CHRISTMAS POSTCARDS)




LA VOCE DEL PADRONE (FRANCO BATTIATO) - 1981


Non si vive di solo prog: perché quindi non postare qualcosa di diverso? Sempre ad un certo livello, intendo dire. Ad esempio, “La voce del padrone” di Franco Battiato, primo album italiano a superare il milione di copie vendute nel solo territorio nazionale. Dopo i debutti sperimentali (vedere "Fetus", postato il 14 settembre), Battiato intraprende, verso la fine degli anni Settanta, un cammino più “commerciale”, per quanto i suoi lavori continuino ad essere contraddistinti da originalità e innovazione. E nel 1981 esce questo suo album intitolato “La voce del padrone”. A sentirlo oggi, niente di speciale, eppure è stato uno dei più grandi successi della musica pop italiana, senz’altro “il” successo a 33 giri degli anni Ottanta. Niente di speciale: sette brani abilmente costruiti, testi bizzarri e ironici, ritmo e melodia. Un disco che si ascolta sempre con piacere.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Distinto.

Prog rock is not all this blog is about: so, why not post something different? I mean good music, of course. For instance, Franco Battiato’s “La voce del padrone”, the first Italian album that sold over 1 million copies in Italy alone.
After releasing a few experimental records (see "Fetus", which I posted on September 14th), Franco Battiato switched to a more “commercial”, though original and innovating, kind of music in the late 1970s. “La voce del padrone” was released in 1981: quite an ordinary album by today’s standards, yet it stands out as one of the greatest albums of Italian pop music – no doubt, the big “hit” of 1980s Italian pop music albums. An album containing seven songs skillfully constructed, featuring humorous, eccentric lyrics, good tunes and rhythm - nothing more, nothing less. An album one would always listen to with pleasure.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Fairly good.

TRACK LIST:

1. Summer on a solitary beach
2. Bandiera bianca
3. Gli uccelli
4. Cuccurucucù
5. Segnali di vita
6. Centro di gravità permanente
7. Il sentimiento nuevo

LA VOCE DEL PADRONE (FRANCO BATTIATO) - 28,8 MB

domenica 23 dicembre 2007

IN THE WAKE OF POSEIDON (KING CRIMSON) - 1970


“In the wake of Poseidon” (1970) è il secondo album dei King Crimson, formazione di punta del rock progressivo britannico. Alla pubblicazione dell’album, la formazione originaria aveva già subito importanti mutamenti interni, tuttavia l’album ricalca in gran parte lo stile tipico dell’album d’esordio “In the court of the Crimson King” (uno dei capolavori in assoluto del rock progressivo, da me postato il 14 marzo).
Come nel caso del primo album, l’atmosfera di “In the wake of Poseidon” varia sovente da atmosfere serene e bucoliche a sezioni caotiche e angoscianti. La musica in sé conserva un’atmosfera prevalentemente greve, in un azzeccato mix di rock, jazz, musica classica e musica d’avanguardia. Di fatto, questo album dei King Crimson è pressoché una copia carbone dell’album d’esordio: “Pictures of a city” è la controparte di “21st century schizoid man”, Cadence and cascade” riprende “I talk to the wind”, mentre “In the wake of Poseidon” fa da contraltare a “Epitaph” – in ogni caso, il secondo disco ha un impatto minore, anche a causa del cambio di formazione. Il brano più lungo è il caotico strumentale intitolato "The devil’s triangle" - secondo me, uno dei pezzi più “bizzarri” in assoluto del rock progressivo.
Tutto sommato, “In the wake of Poseidon” è un ottimo disco che non deve assolutamente mancare in una collezione di progressive che si rispetti.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.

“In the wake of Poseidon” (1970) is the second album by progressive rock group King Crimson. By the time this album was released, the band had already undergone their first change in line-up, however they still maintained much of the style of their first album “In the court of the Crimson King” (one of the best prog rock masterpieces ever – see my post on March 14th).
Also like their first album, the mood of this album often changes from serene to chaotic, and the music is mainly dark with a combination of rock, jazz, classical influence and avant-garde. This King Crimson’s second album is almost a carbon copy of their debut album, i.e. “Pictures of a city” replacing “21st century schizoid man”, Cadence and cascade” replacing “I talk to the wind”, “In the wake of Poseidon” replacing “Epitaph”, yet it is less succesful because of the ever changing line-up. The longest track on the album is a chaotic instrumental piece called "The devil’s triangle" - in my opinion, one of the weirdest tracks ever found in a prog rock album.
All things considered, “In the wake of Poseidon” is an excellent addition to any prog rock collection.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good.

KING CRIMSON (1970):

Robert Fripp - chitarra, mellotron, dispositivi elettronici (guitars, mellotron, devices)
Greg Lake - voce (lead vocals)
Michael Giles - batteria e percussioni (drums and percussions)
Peter Giles - basso (bass)
Keith Tippett - pianoforte (piano)
Mel Collins - flauto, sassofoni (flute, saxes)
Gordon Haskell - voce in “Cadence and cascade” (vocals on “Cadence and cascade”)
Peter Sinfield - testi (words)

TRACK LIST:

1. Peace - A beginning
2. Pictures of a city
3. Cadence and cascade
4. In the wake of Poseidon
5. Peace - A theme
6. Cat food
7. The devil's triangle
7a. Merday morn
7b. Hand of Sceiron
7c. Garden of worm
8. Peace - An end
9. Cat food (single version) (BONUS TRACK)
10. Groon (single B-side) (BONUS TRACK)

IN THE WAKE OF POSEIDON (KING CRIMSON) - 56,0 MB

IL MIO QUATTROZAMPE (MY LITTLE DOG)


Dopo una vita, ecco una foto curiosa del mio fedele amico.
Una foto presa di spalle, forse poco "fine", ma comunque simpatica. A proposito, complimenti al mio carissimo amico Marco, autore dello scatto.

After a long time, I'm posting again a photo of my faithful pet friend.
A photo shot at the back, maybe not too elegant, in any case quite funny. By the way, many compliments to my dear friedn Marco, who took this snapshot.

giovedì 20 dicembre 2007

INTERVIEW (GENTLE GIANT) - 1976


“Interview” viene generalmente considerato l’ultimo album “essenziale” dei “Gentle Giant”, grande gruppo britannico di rock progressivo. Fu registrato in fretta e furia, nel tentativo e con la speranza di eguagliare il prestigioso album “Free hand”. Pur non andando oltre i successi dei loro lavori precedenti, i Gentle Giant continuarono, con questo album, a esplorare nuove strade pur mantenendo le peculiarità tipiche del loro stile musicale.
“Interview” è di fatto un album “concept” incentrato su un’intervista immaginaria avente a che fare con il mondo dell’industria discografica. Come al solito abbondano le armonie complesse e i passaggi musicali raffinati; tuttavia, il vero passo in avanti è rappresentato dalle nuove sonorità della band, grazie soprattutto alle innovazioni tastieristiche di Kerry Minnear. Pur non essendo al livello di “Free hand”, i brani sono tutti egualmente piacevoli: degna di particolare attenzione, "Give it back", originalissima composizione in stile reggae.
L’album fu pubblicato nel 1976, in un periodo durante il quale, purtroppo, il rock progressivo andava ormai esaurendo la propria spinta creativa e, soprattutto, l’interesse fra il pubblico, costringendo molte band storiche progressive a modificare il loro stile o, più facilmente e inesorabilmente, a sciogliersi. Anche i Gentle Giant avrebbero negli anni seguenti optato per un sound più leggero e commerciale, fino al definitivo scioglimento. Il loro periodo migliore va dall’esordio fortunato dell’omonimo album “Gentle Giant” fino a “Interview”, l’album che posto oggi.
Voto personale (scarso / insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.

“Interview” is generally considered to be the last must-have recording from Gentle Giant. Recorded at a frenetic pace, the band had the impossible task of topping their classic “Free hand”. While they didn't surpass the success of previous efforts, they did continue to propel their unique brand of complex music into surprising new directions.
“Interview” is actually a concept album centering on a fictitious interview based upon the music business. There are the typical complex harmonies and intricate musical passages, but the real progress is in the group's expanded sound, thanks in large part to Kerry Minnear's keyboard innovations. Although the songs are not as memorable as those on “Free hand”, there isn't a weak one in the bunch, with the reggae-styled "Give it back" being a stand-out.
Unfortunately, progressive rock was nearing its initial run as a popular form of music, forcing most prog bands to either adapt to the changing times or simply fade away. Unfortunately, Gentle Giant tried their hand at pop for a short and embarrassing time before disbanding. Gentle Giant's legacy began with their eponymously titled debut and ended with this one.
My personal mark (very poor / poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good.

GENTLE GIANT (1976):

Derek Shulman - voce, sassofono (vocals, saxophone)
Ray Shulman - basso, violino (bass, violin)
Gary Green - chitarre (guitars)
Kerry Minnear - tastiere (keyboards)
John Weathers - batteria e percussioni (drums and percussions)

TRACK LIST:

1. Interview
2. Give it back
3. Design
4. Another show
5. Empty city
6. Timing
7. I lost my head

INTERVIEW (GENTLE GIANT) - 33,3 MB

mercoledì 19 dicembre 2007

MINSTREL IN THE GALLERY (JETHRO TULL) - 1975


La prima sensazione che ebbi ascoltando, grosso modo una trentina d’anni fa, “Minstrel in the gallery” fu quella di un album piuttosto “difficile”, con melodie tutt’altro che immediatamente assimilabili, fatta eccezione per "Cold wind to Valhalla". Lo stesso brano d’apertura, che da il nome all’album, presenta Ian Anderson che canta accompagnandosi alla chitarra con frequenti cambi di tempo - dunque, fin dai primi secondi, un ascolto “difficile”, rappresentativo delle sensazioni che, come ho detto, provai le prime volte che ascoltavo il disco. Tuttavia, come nel caso di molte altre produzioni dei Jethro (e, più in generale, del rock progressivo), l’apprezzamento venne con gli ascolti successivi.
Un album basato su strumentazioni prettamente acustiche. Ian Anderson suona la chitarra acustica ben più rispetto a qualsiasi album precedente dei Jethro Tull; inoltre, su tutto spiccano gli arrangiamenti di piano e archi, opera del tastierista John Evan (diplomato, fra le altre cose, al Royal College of Music di Londra). La chitarra elettrica di Martin Barre entra in gioco solo in quei rari momenti di furore “pseudo-hard” e, a quanto pare, è proprio un tale utilizzo parsimonioso a rendere le parti elettriche di Barre decisamente efficaci, come nel caso dei riff presenti in "Black satin dancer" e della timbrica lancinante di "Cold wind to Valhalla".
Un album che possiede tutte quelle caratteristiche dei Jethro Tull che personalmente ammiro: testi “acri”, composizioni lunghe e complesse, nonché la capacità di evocare stati d’animo diversi. Grazie anche ai ripetuti ascolti - desidero sottolinearlo ancora - “Minstrel in the gallery” figura fra i migliori album di Anderson & Co. che prediligo.
Voto personale (scarso / insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.

My first impressions of “Minstrel in the gallery”, approximately thirty years ago now, were that it was an incredibly difficult album to listen to, with very little that served as an accessible tune, the only exception being "Cold wind to Valhalla". The opening track itself begins with Ian Anderson accompanying himself with an acoustic guitar that keeps shifting time signatures, making it very hard to grasp on the first listen, and is typical of the problems I initially had. However, as with most of Jethro Tull's catalogue (and of prog rock bands' catalogue at large), repeated listening gives a greater appreciation.
The instrumentation on this album is predominantly acoustic. Ian Anderson plays guitar more often than on any previous album and the distinctive piano and string arrangements of John Evan are used liberally. Martin Barre's guitar is only used when a little bit of pseudo hard-rock mayhem is required, and it is probably this infrequent use which makes him so effective. His hard rock riffs on "Black satin dancer" and howling guitar on "Cold wind to Valhalla" are two of this album's most memorable moments.
This album has all the ingredients I like in Jethro Tull. The acerb lyrics, long, complex compositions, and its ability to evoke a variety of moods are all here. This has long been among my three favorites by the band, mainly for its ability to retain my interest through repeated listenings.
My personal mark (very poor / poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good.

JETHRO TULL (1975):

Ian Anderson – flauto, chitarra acustica, voce (flute, acoustic guitar, lead vocals)
Martin Barre – chitarra elettrica (electric guitar)
Barriemore Barlow – batteria e percussioni (drums and percussions)
John Evan – tastiere (keyboards)
Jeffrey Hammond – basso (bass)

TRACK LIST:

1. Minstrel in the gallery
2. Cold wind to Valhalla
3. Black satin dancer
4. Requiem
5. One white duck / 010 = Nothing at all
6. Baker St. muse
7. Grace

MINSTREL IN THE GALLERY (JETHRO TULL) - 41,5 MB

MIRACOLI DEL TRUCCO (MIRACLES OF MAKE-UP)






A volte un buon maquillage ha effetti miracolosi sulle donne.

Sometimes, a perfect make-up has wonderful effects on women.

PER RIDERE UN PO' ... - PER ADULTI (SOME BLUE JOKES ... - ADULTS ONLY)

1
Tra amiche:
“Ma tu, quando raggiungi l'orgasmo, lo dici a tuo marito?”
E l’altra:
“Noooo! Non lo disturbo mai al lavoro.”

Two ladies are talking about their intimacy. One of them asks:
“Do you ever tell your husband when you are cumming?”
The other lady replies:
“No! I never bother him when he’s at work.”


2
ANNUNCIO XXX
Uomo invisibile cerca donna trasparente per fare insieme cose mai viste.

XXX AD
Invisible man is looking for a transparent woman to share things never seen before.


3
Una volta sognai Dio, il quale mi disse:"Figliolo, puoi scegliere se avere un pisello enorme o una buona memoria", solo che non mi ricordo più cosa ho risposto.

Once I dreamt of God, who told me: “My dear beloved son, you can choose either to have a big cock or have a good memory”. It’s a pity I don’t remember the answer I gave.


4
Usa i preservativi delle ferrovie dello stato: arriverai con almeno un'ora di ritardo!

Use the Italian Railway Company condoms: you'll come at least one hour late!”


5
La prima notte di nozze, i due vanno a letto e lui si presenta nudo col preservativo.

Lei dice:
"Sappi che la mia non l'ha mai vista nessuno".
E lui:
"Guarda il mio, ha ancora il cellofan!"

On the first night after they have got married, the bride and the groom sleep together. The man is naked and is wearing a condom.
The woman says:
“I tell you nobody has never seen my cunt before.”
The man replies:
“How about me? Look at my cock: it’s still wrapped in cellophane!”


6
Uno spermatozoo chiede ad un altro spermatozoo:

“Manca ancora molto per le tube di Fallopio?”
E l’altro:
“Beh, penso di si. Abbiamo appena passato l’esogafo …”

A spermatozoon asks another spermatozoon:
“Does it take long to reach the Fallopian tubes?”
The other spermatozoon says:
“I guess so. We have just gone past the esophagus …”


6
Una banana dice a un vibratore:

"Che cavolo tremi tu? Tanto mica ti mangiano, come invece succede a me …”

A banana asks a vibrating dildo:

“What the fuck are you shivering? Don’t be afraid: you won’t be eaten; I will be …”

martedì 18 dicembre 2007

YESSONGS (YES) - 1973


Se mi chiedessero di scegliere un album dal vivo che meglio di tutti esemplifica lo spirito "progressive" dei primi anni Settanta, non avrei nessun dubbio a rispondere “Yessongs”, nonostante - ahimè - la produzione lasci a desiderare e la qualità sonora sia mediocre, a causa delle tecniche di registrazione analogiche esistenti nel 1972-73. In ogni caso, la musica di questo album è fantastica.
"Yessongs" dunque figura fra i migliori album rock che prediligo in assoluto. Fu pubblicato nel 1973 come triplo LP con lo scopo di presentare gli Yes dal vivo durante la loro tournee del 1972. I brani sono tratti da “Fragile", "Close to the edge" e “The Yes album”, considerati da molti gli album migliori del gruppo.
Esistono poche band che rendono meglio dal vivo che in studio di registrazione: con “Yessongs”, gli Yes dimostrano di essere una di tali band. Wakeman è il perfetto complemento da palcoscenico al vocalist Jon Anderson; Steve Howe è un vero genio della chitarra; Chris Squire suona il basso con la precisione di un orologio svizzero; Jon Anderson vanta una delle voci più cristalline che si siano mai sentite nell’universo rock. Forse l’anello debole è rappresentato da Alan White, ma solo se si fa il paragone con Bill Bruford (di cui White prese il posto); per il resto, si tratta di un ottimo batterista.
I brani proposti in questo album dal vivo rappresentano i migliori momenti “progressive” degli Yes agli inizi: si tratta, in prevalenza, dei pezzi più sinfonici e suggestivi degli album "Close to the edge", "Fragile" e "The Yes album". Il brano di apertura (“Opening”), tratto dalla “Suite dell’uccello di fuoco” di Igor Stravinsky, è un brano classico pirotecnico suonato dall’orchestra, il quale ricorda in qualche modo "Journey to the center of the Earth", l’album solista del tastierista Rick Wakeman. L’assolo di batteria di Alan White nel brano intitolato "Perpetual change" è davvero originale e imponente, al pari dell’assolo di chitarra di Howe in "And you and I". Per non parlare degli “estratti” dall’album solista di Wakeman “The six wives of Henry VIII": gli Yes smettono di suonare, lasciando Wakeman e le sue tastiere i soli protagonisti della scena. E la splendida "Mood for a day" suonata da Steve Howe alla chitarra acustica è una gemma musicale che commuove e incanta.
Un album fenomenale, nonostante la qualità della registrazione. Nessuna collezione degli Yes può dirsi tale se manca Yessongs.
Voto personale (scarso / insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Eccellente.

If somebody asked me for a live album that describes perfectly the progressive spirit of the early 70’s, I would answer Yessongs without any hesitation, even if production sucks and audio quality is mediocre due to primitive analog recording techniques existing in 1972-73. In any case, the music is fantastic.
"Yessongs" ranks as one of my all-time favourite albums. It was released in 1973 as a triple vinyl album set devoted to capturing Yes live on their 1972 tour. The band here perform songs from "Fragile", "Close to the edge" and “The Yes album”.
Few bands sound better on stage than in studio: with Yessongs you have the chance of listening one of them. Wakeman is a perfect showman to complement Jon Anderson; Steve Howe is a genius with his magic guitar; Chris Squire is precise as always; and Jon Anderson features one of the most crystalline voices ever heard in the rock universe. Maybe the weakest link is Alan White but only if you compare him with Bill Bruford, the previous Yes member; otherwise, he's a very good drummer.
The chosen tracks are very representative of the most progressive moments of the early Yes: indeed most of the epic tracks from "Close to the Edge", "Fragile" and "The Yes album" are played. The "Opening" track, an excerpt from Stravinsky’s "Firebird Suite", is a flamboyant classical piece played by an orchestra, reminding Rick Wakeman's "Journey to the center of the Earth" album. Alan White's drums solo on "Perpetual change" is original and impressive, and so is Howe's electric guitar solo on "And you and I". The excerpts from Wakeman’s solo album "The six wives of Henry VIII" are very interesting: Yes stopped to play, leaving all the available room to Rick's delightful keyboards. And Steve Howe playing "Mood for a day" is always a gratification for the soul.
An excellent album despite the technical problems, no Yes collection is complete without Yessongs.
My personal mark (very poor / poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Excellent.

YES (1973):

Jon Anderson – voce solista, chitarre acustiche (lead vocals, acoustic guitars)
Chris Squire – basso, cori (bass, backing vocals)
Rick Wakeman – tastiere (keyboards)
Bill Bruford – batteria e percussioni, brani n° 4 e 10 (drums and percussions on tracks 4 and 10)
Alan White – batteria e percussioni, tutti gli altri brani (drums and percussions on everything else)
Steve Howe – chitarre elettriche e acustiche, cori (electric and acoustic guitars, backing vocals)

TRACK LIST:

DISC 1:

1. Opening (Excerpt from "Firebird suite")
2. Siberian khatru
3. Heart of the sunrise
4. Perpetual change
5. And you and I
5a) Cord of life
5b) Eclipse
5c) The preacher the teacher
5d) The apocalypse
6. Mood for a day
7. Excerpts from "The six wives of Henry VIII"
8. Roundabout

DISC 2:

1. I've seen all good people
1a) Your move
1b) All good people
2. Long distance runaround / The fish
3. Close to the edge
3a) The solid time of change
3b) Total mass retain
3c) I get up, I get down
3d) Seasons of man
4. Yours is no disgrace
5. Starship trooper
5a) Life seeker
5b) Disillusion
5c) Wurm

YESSONGS (YES) - DISC 1 (70,8 MB)

YESSONGS (YES) - DISC 2 (57,8 MB)

ULTRASEXY




No comment ...

domenica 16 dicembre 2007

LE ORME IN CONCERTO (LE ORME) - 1974


Nel 1974, Le Orme pubblicarono “In concerto”, un disco che segna un’epoca in quanto si tratta del primo disco live di un gruppo rock italiano. La qualità sonora lascia a desiderare, e gli stessi componenti de Le Orme erano contrari all’uscita dell’album - album che, a quanto pare, risulterebbe frutto di una registrazione “improvvisata” di un tecnico al seguito della band.
Il lato “A” del disco originale comprende due inediti: “Truck of fire” (Parti 1 e 2), il primo interamente strumentale, il secondo cantato in inglese. Il lato “B” propone invece alcuni classici del trio veneziano: in particolare, spicca il brano inedito “Preludio a Era inverno”.
Nel complesso, un disco coraggioso e interessante (ripeto, qualità sonora a parte), il quale viene a completare i miei post dedicati al periodo migliore de Le Orme (vedi “Felona e Sorona, postato il 15 marzo; “Collage”, postato il 2 aprile; “Uomo di pezza”, postato l’8 maggio; “Contrappunti”, postato il 14 settembre).
Voto personale (scarso / insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo /eccellente): Ottimo.

Le Orme, one of the most famous Italian prog rock bands, released “In concerto” in 1974 - a milestone album, due to its being the first live album ever released by an Italian rock band. It is a pity the sound recording quality leaves a great deal to be desired, and the band members themselves were not very keen on publishing this record, which would apparently be the result of an “improvised” recording made by a sound engineer following the band.
Side “A” of the original record includes two previously unpublished tracks: “Truck of fire” (Parts 1 & 2), the former being an all-instrumental piece, the latter being sung in English. Side “B” contains some of the most famous songs of this Venetian trio, plus a nice instrumental never released before: “Preludio a Era inverno”.
All things considered, “Orme in concerto” is a “daring” and very interesting record (I repeat, apart from its sound recording quality), which completes the series of my posts dedicated to Le Orme at their best (see “Felona e Sorona, posted on March 15th, “Collage”, posted on April 2nd; “Uomo di pezza”, posted on May 8th; and “Contrappunti”, posted on September 14th).
My personal mark (very poor / poor / pass / good / fairly good / very good /excellent): Very good.

LE ORME (1974):

Aldo Tagliapietra - voce, basso, chitarre (vocals, bass, guitars)
Tony Pagliuca - tastiere (keyboards)
Michi Dei Rossi - batteria e percussioni (drums and percussions)

TRACK LIST:

1. Truck of fire (Part 1)
2. Truck of fire (Part 2)
3. Sguardo verso il cielo
4. Preludio a Era inverno
5. Era inverno
6. Ritorno al nulla
7. Collage (sigla)
8. Collage

LE ORME IN CONCERTO (LE ORME) - 43,0 MB