mercoledì 10 dicembre 2008

LA FINE ... (THIS IS THE END ...)

Fra un po' di giorni questo blog chiuderà, o meglio, verrà drasticamente ridimensionato e TUTTI I POST MUSICALI VERRANNO CANCELLATI.
Non me ne vogliano i miei amici, visitatori e blogger: no, la causa non è quell'indolenza che ultimamente aveva caratterizzato la mia attività di blogger. Ben più seri motivi mi costringono a ridurre drasticamente la portata del blog - in particolare, una serie di minacce ricevute ...
In ogni caso, INVITO, ANZI CONSIGLIO CALDAMENTE AI MIEI AMICI, VISITATORI E BLOGGER DI CONTATTARMI (SCRIVENDOMI PURE IN ITALIANO, INGLESE, SPAGNOLO E SVEDESE) ALL'INDIRIZZO E-MAIL PRESENTE A LATO, in modo da ... non perderci di vista. Potete anche lasciare il vostro recapito e-mail nell'area 'Commenti' più in basso. Fatelo e non ve ne pentirete!
Pertanto, APPROFITTATENE PER ESPLORARE QUESTO BLOG PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.
Sappiate comunque che continuerò ad essere 'vivo' nel blog "fratello" my book of yesterday and today.
ANONIMO VENEZIANO

In a few days' time, this blog will be closed, or rather, it will be dramatically 'scaled down' and ALL THE MUSIC POSTS WILL BE DELETED.
I hope my friends, visitors and blogger won't be angry at me: I'm not going to drop out because I have got fed up with blogging. A serious situation has occurred, which forces me to dramatically reduce the scope of this blog; in particular, I have been threatened to ...
In any case, I STRONGLY RECOMMEND THAT ALL OF MY FRIENDS, BLOGGER AND VISITORS SHOULD CONTACT ME AT THE E-MAIL ADDRESS SPECIFIED IN THE COLUMN ON THE RIGHT (YOU CAN WRITE TO ME IN ITALIAN, ENGLISH, SPANISH AND SWEDISH), so that I can ... keep in touch with you. You may also let me know your e-mail address in the "Comments" section below. PLEASE, DO IT: IT'S VERY IMPORTANT TO ME!
Therefore, DON'T WASTE ANY TIME AND BROWSE THROUGH THIS BLOG BEFORE IT'S TOO LATE.
Please be informed, however, that I will continue my activity as a blogger by posting in the "brother" blog of mine, i.e. my book of yesterday and today.
ANONIMO VENEZIANO

giovedì 27 novembre 2008

OVO (PETER GABRIEL) - 2000


“Ovo” non è un album solista di Peter Gabriel nel senso stretto del termine, bensì una sorta di colonna sonora relativa ad un progetto, lanciato nel 1997, in occasione del quale Gabriel fu invitato a collaborare alla realizzazione di una “esperienza visuale e musicale per celebrare il Millennium Dome di Londra".
Il concetto che sta alla base dell’album rappresenta una variazione di un tema spesso utilizzato nella musica rock e nell’arte: il succedersi, nel tempo, di tre generazioni di una famiglia. Tuttavia, non si tratta di tre generazioni consecutive: la prima appartiene alla preistoria, la seconda al periodo industriale (grosso modo, l’era attuale), mentre la terza è inevitabilmente proiettata nel futuro. Ovo è il componente più giovane della famiglia - un bambino venuto alla luce nel mondo enigmatico dei suoi genitori e nonni.
Per quanto riguarda la musica, risulta evidente fin dall’inizio che “Ovo” attinge generosamente a quei suoni del "Real world" così tanto approfonditi e adorati da Gabriel da molti anni a questa parte. Non a caso, l’elenco dei musicisti che hanno partecipato alla realizzazione del disco (es. Ravi Shankar, Tony Levin e Richie Havens) sottolinea l’eterogeneità delle timbriche sulle quali si basa l’album.
Un album che sorprende ad un singolo brano. Si passa da una tipica ‘reel’ in stile celtico ("The weaver's reel") ad un’interpretazione vocale soft e introspettiva ("Father, son") e, quindi, ad un pezzo di rock duro vero e proprio ("The tower that ate people") in perfetto stile “Sledgehammer”.
Nelle altre parti dell’album balzano in evidenza i ritmi e le sonorità etniche (con tanto di utilizzo di ‘didgeridoo’). Molti dei brani sono strumentali ispirati a generi diversi (es. "White ashes", con il suo curioso mix di ritmi africani e parti vocali borbottate, il tutto su un continuo va-e-vieni di sintetizzatori). Il brano conclusivo “Make tomorrow” è uno dei più lunghi composti da Gabriel e raduna gran parte dei musicisti presenti nell’album, dando vita ad un grandioso finale.
Pur essendo una sorta di colonna sonora, “Ovo” è un album davvero ‘tosto’: personalmente, lo preferisco a molti degli album solisti pubblicati dall’ex-leader dei Genesis. L’eterogeneità delle musiche, la presenza di artisti di massimo livello e la solidità delle composizioni contribuiscono alla resa di quello che classifico come un ottimo album.
Pertanto ... mio voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.

“Ovo” is not really a Peter Gabriel’s solo album, but more of a soundtrack with Peter at the helm. The project was kicked off in 1997, when Gabriel was invited to join in the creation of "a visual and musical experience for London's Millennium Dome".
The concept lying at the basis of this album is a variation on an ofted used theme, looking at three generations of a family. These are not consecutive generations: the first is from he prehistoric era, the second from the industrial period (approximately now), and the third, inevitably, in the future. Ovo is the youngest of the family, an infant born into the enigmatic world of his parents and grandparents.
So much for the concept, what of the music? Right from the start it is clear that "Ovo" leans heavily on the "Real world" sounds which Gabriel has investigated and nurtured for many years. A glance at the line-up reveals that such renown musicians as Ravi Shankar, Tony Levin, and Richie Havens have all contributed to the diverse sounds on which the album is built.
There really is something for everyone here. One minute we are being uplifted by a Celtic reel ("The weaver's reel"), the next we have a delicate Gabriel vocal song ("Father, son") and, no sooner that has finished, we have a "Sledgehammer"-type piece of heavy rock ("The tower that ate people").
Elsewhere, ethnic rhythms come to the fore (including didgeridoos). Several of the tracks are instrumentals of various styles, e.g. "White ashes" with its curious mix of African type rhythms and mumbled vocalizing, with synthesizer effects drifting in and out. The album closes with one of Gabriel's longest songs ever: "Make tomorrow". The piece brings together many of the musicians who have graced previous tracks in a slightly understated but highly effective finale.
Despite being a sort of soundtrack, “Ovo” is a very strong album. I actually find myself preferring this to some of Gabriel's official solo releases. The enormous diversity of the music, the engaging of top musicians, and the strength of the compositions combine to result in a very good album.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good.

TRACK LIST:

1. The story of Ovo
2. Low light
3. The time of the turning
4. The man who loved the earth/The hand that sold shadows
5. The time of the turning (Reprise)/The weavers’ reel
6. Father, son
7. The tower that ate people
8. Revenge
9. White ashes
10. Downside-up
11. The nest that sailed the sky
12. Make tomorrow

IL BIANCO PURO (PURE WHITE)








Alcuni dicono che il bianco è il colore più bello ...

Some people say white is the loveliest colour ...

SECRETS OF THE BEEHIVE (DAVID SYLVIAN) - 1987


“Secrets of the beehive” è una vera opera d’arte, anzi un’opera in cui l’artista creatore ha espresso il massimo del proprio coinvolgimento e della propria passione.
Sebbene il mio blog sia dedicato prevalentemente al rock progressivo, occorre fare un piccolo passo più in là quando si ascoltano gli album solisti di David Sylvian (di cui, detto per inciso, avevo già postato il meraviglioso “Brilliant trees” il 3 aprile 2007). “Secrets of the beehive” è un album intriso di atmosfere suggestive - peculiarità musicale in cui Sylvian eccelle senza mezzi termini. Mediante un sapiente abbinamento di musica jazz, pop, classica, elettronica e musica sperimentale, l’artista britannico dà vita ad una musica del tutto particolare, paragonabile ad un romanzo classico, o meglio, un romanzo romantico trasferito sul pentagramma.
Talvolta, i brani presenti nell’album ricordano quel genere che, successivamente, è stato classificato come “pop da camera”; talvolta, prevalgono le sonorità jazz e d’avanguardia. Brani quali ”The boy with a gun" e "Orpheus" sono di fatto ‘accessibili’ fin dal primo ascolto; al contrario, "Maria" e "Forbidden colours" rappresentano episodi dai toni foschi e opprimenti, ideali per la colonna sonora di un film dell’orrore.
La musica di Sylvian si apprezza al meglio rimanendo in solitudine e nella semioscurità. Non è affatto il genere di musica da ascoltare in giro, con un lettore iPod o un lettore CD. Una musica da ascoltare in una camera appena illuminata, collegando le cuffie ad un buon impianto hi-fi e sorseggiando la propria bevanda preferita. A quel punto, si è pronti per viaggiare al suono delle note di “Secrets of the beehive”.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Distinto/Ottimo.

This album is a work of pure art and of the sort where the artist does it with love and passion.
Although my blog is mainly a "progressive rock" one, you should forget about this "rock" element when listening to David Sylvian's solo efforts (by the way, on April 3rd 2007 I had already posted “Brilliant trees” by the same author). “Secrets of the beehive” is an album of atmosphere and Sylvian is the master of creating atmospheric music. Combining the elements of jazz, pop, classical, electronic and experimental music, he creates a completely new world that may sound as a classic, or more precisely, a romanticist novel transferred into sounds.
At times, the music presented on this album sounds like what would be subsequently labelled "chamber pop", at other moments ambient jazz/avant-garde prevails. ”The boy with a gun" and "Orpheus" are actually quite accessible even on the first listen; on the other hand, "Maria" and "Forbidden colours" are dark and disturbing songs, the ones you can expect to hear as soundtracks for a horror movie.
Sylvian's music demands solitude and dimmed light. You don't take it with your iPod or a mobile player device. You better stick to your hi-fi in a poorly-lit room, put on your headphones, sip a glass of your favourite drink and enjoy the trip.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Fairly/Very good.

MUSICISTI (PERSONNEL):

David Sylvian - tastiere, chitarra acustica, voce (keyboards, acoustic guitars, vocals)
Ryuichi Sakamoto - tastiere, pianoforte, arrangiamenti per archi e fiati (keyboards, piano, string arrangements and woodwind arrangement)
Mark Isham - tromba, flugelhorn (trumpet, flugelhorn)
Steve Jansen - batteria e percussioni (drums and percussions)
Phil Palmer - chitarra acustica, slide guitar (acoustic guitar, slide guitar)
D. Thompson - contrabbasso (double bass)
Danny Torn - chitarre elettriche e acustiche, guitar loops (acoustic & electric guitar, guitar loops)

TRACK LIST:

1. September
2. The boy with the gun
3. Maria
4. Orpheus
5. The devil’s own
6. When poets dreamed of angels
7. Mother and child
8. Let the happiness in
9. Waterfront
10. Forbidden colours

BARZELLETTE DEL NORD ... (JOKES FROM NORTHERN ITALY ..)

1.
Palazzo di quattro piani: al primo abitano dei milanesi, al secondo dei pugliesi, al terzo dei
napoletani, al quarto dei siciliani. Una mattina, una forte scossa di terremoto fa crollare il palazzo. Muoiono tutti, eccetto i milanesi.
Perché?
Erano andati a lavorare …

2.
“Cos'hai contro i terroni?”
“Mah … io, il crick …”

3.
“Cosa fanno quattro terroni che si buttano da un grattacielo?”
“Fanno bene!”

4.
Milano. Un napoletano vive in un sottotetto. Un giorno l'abitazione prende fuoco. Il napoletano urla:
“San Gennaro, San Gennaro, aiutami tu!'
Dall'alto compare il Santo:
“Ciro, apri la finestra e lanciati di sotto.”
“Ma San Gennaro, come posso salvarmi così?”
“Fidati Ciro,” risponde il Santo. “Ti salverò io con la mia mano.”
Allora Ciro si lancia dalla finestra ma si sfracella al suolo. Arrivato in Paradiso, San Pietro gli chiede:

“Ciro, che ci fai qui? Ti aspettavamo tra trent'anni.”
“Tutta colpa di San Gennaro," replica Ciro. "La mia casa ha preso fuoco, lui mi ha detto di buttarmi, ma non mi ha afferrato come promesso.”
San Pietro è perplesso. Allora porta Ciro nella stanza dei santi e gli dice di indicare San Gennaro. E Ciro:
“Eccolo, è lui.”
San Pietro va verso il santo e gli dice:
“Ambrogio, quando la smetti di fare il pirla?”

5.
740: cosa rappresenta in Italia?
- A Milano, le tasse.
- A Roma, un modello della Volvo.
- A Napoli, le 8 meno 20.
- A Palermo … 'ma che minchia di calibro è questo?

6.
Al reparto alimentari di un supermercato di Cinisello si presenta un omino con faccia da pignolo e piantagrane, e chiede al commesso mezzo cocomero.
“Un momento solo, signore, devo chiedere una cosa al responsabile.”
Il commesso si avvia verso gli uffici direzionali senza accorgersi che il cliente lo segue. Entra nell'ufficio del responsabile e prorompe:
“Direttore, c'è un cretino di là che mi ha chiesto mezzo cocomero.”
Seguono cenni disperati del responsabile che ha visto il cretino in questione. Il commesso si gira e, senza fare una piega, dice:
“E poi ci sarebbe questo gentleman che sarebbe interessato a prendere l'altra metà …”
Risolta la situazione, il responsabile e il commesso si ritrovano da soli nell'ufficio.
“Giovanotto,” dice il direttore, “stava per combinare un bel disastro, ma non ho potuto fare a meno di ammirare il sangue freddo con cui ne è uscito fuori. Vorrei sapere qualcosa di più sul suo conto. Come si chiama?”
“Mi chiamo Pasquale Quagliarulo, signore, e vengo da Napoli, città di grandi calciatori e grandi mignotte.”
Il direttore:
“Mia moglie è di Napoli …”
Il commesso:
“Ah, sì? E in che ruolo gioca?”

7.
Il mago Otelma incontra un lombardo, un toscano e un napoletano.
“Sono Otelma,” dice. “Se avete un malanno, basta che io vi tocchi e il malanno vi passera subito''.
Il lombardo si rivolge quindi ad Otelma:
“Io ho un reumatismo a questa spalla.”
Otelma gli tocca la spalla e il reumatismo passa.
Poi tocca al toscano:
“Io ho preso una storta e mi fa male questa caviglia.”
Otelma gli tocca la caviglia e il male passa.
Infine, il mago Otelma guarda il napoletano e gli chiede:
“E tu, figliolo, qual è il tuo problema?”
Il napoletano:
“Guagliò, non mi toccare che tengo ancora sei settimane di malattia.”


UOMINI E DONNE (MEN AND WOMEN)








lunedì 24 novembre 2008

OLIAS OF SUNHILLOW (JON ANDERSON) - 1976


"Olias of sunhillow" è il migliore lavoro solista di Jon Anderson, realizzato subito dopo le sedute di registrazione di "Relayer". Si tratta di un album caratterizzato da meravigliose parti vocali e discreti arrangiamenti strumentali, il tutto eseguito magistralmente da Anderson. Il disco comprende vari brani, i quali formano comunque un tutt'uno, una sorta di album concept classificabile come "rock progressivo-New age". Anderson si cimenta con strumenti diversi e, tutto sommato, la sua resa vocale risulta migliore rispetto ai lavori degli Yes.

L'album presenta una vasta gamma di sfumature e atmosfere sonore, dando origine ad una piccola gemma nel suo genere. La voce di Anderson suona angelica ed eterea, sottolineata da armonie e passaggi corali davvero notevoli; in ogni caso, il solista degli Yes non sovrasta l'album con il suo canto, utilizzando piuttosto le sue pregiate corde vocali alla pari di un qualsiasi altro strumento musicale. Alcuni brani (ad esempio, “To the runner” e “Flight of the moorglade”) suonano più 'immediati' e ricordano più da vicino le sonorità tipiche degli Yes. Gli altri pezzi, al contrario, presentano una struttura più complessa, con atmosfere che conferiscono all'album un tono ipnotico e rilassato.

"Olias of sunhillow" è un disco estremamente ispirato e originale, altamente consigliato a tutti coloro che apprezzano i momenti più 'calmi' della musica degli Yes.

Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.


"Olias of sunhillow" is Jon Anderson's best solo album. Written just after the 'Relayer' sessions, it features fabulous vocals and discreet instrumentation, both of which performed by Anderson. The album is divided into many parts but all songs form a unit, a sort of concept-album which can be classified as "prog rock-New age". Jon plays lots of different instruments and vocals are better than in Yes. Highly recommended to all fans of the gentle side of Yes

The album explores many different moods and atmospheres which helps make this a real treasure. Anderson's vocals are angelic throughout and contain some amazing harmonies and choir passages. In any case, Yes' lead vocalist does not overrun the album with singing in the traditional sense, but rather uses his voice mainly as any other musical instrument. There are straightforward songs, such as “To the runner”, and “Flight of the moorglade”, and these understandably have hints of Yes about them. Many of the others however are more structured, while having an ambience which gives the album a hypnotic, relaxed feel.

An extremely inspired and creative album, indeed, highly recommended to all fans of the gentle side of Yes

My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good.


Jon Anderson canta e suona tutti gli strumenti.


Jon Anderson sings vocals and plays all instruments.


TRACK LIST:


1. Ocean song

2. Meeting (Garden of Geda)
a. Sound out the galleon

3. Dance of Ranyart

a. Olias (to build the moorglade)

4. Qoquac en transic
a. Naon
b. Transic to
5. Flight of the moorglade

6. Solid space

7. Moon Ra

a. Chords

b. Song of search

8. To the runner


venerdì 21 novembre 2008

THE SNOW GOOSE (CAMEL) - 1975


“The snow goose” dei Camel: uno di quegli album che non necessitano di alcun commento. Una meravigliosa opera di prog rock sinfonico da ascoltare, ascoltare e riascoltare. L’album, pubblicato nel 1975, è interamente strumentale, sebbene il tema trattato prenda riferimento da alcune opere letterarie, prima fra tutte il romanzo omonimo di Paul Gallico (il titolo ufficiale dell’album è, in effetti, “Music inspired by The Snow Goose” - modifica resasi necessaria in seguito alle rimostranze del romanziere).
Che dire di questo disco? Una delle colonne portanti del rock progressivo sinfonico.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo/Eccellente.

Camel’s “The snow goose” is an album for which any comment would be superfluous. An excellent symphonic prog rock work, which one will never get bored of listening, listening and listening over and over again. Released in 1975, “The snow goose” is a fully instrumental record, though the main theme on which it is based draws inspiration from a few pieces of literary works, especially the eponymous novel by Paul Gallico (among other things, the official title of the album is “Music inspired by The Snow Goose” - a change that had to be made following the complaints made by the original novelist).
What else should I say about this album? Well, no doubt it’s one of the mainstream symphonic prog rock records of all times.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good/Excellent.

CAMEL (1975):

Andrew Latimer - chitarre, flauto (guitars, flute)
Peter Bardens - tastiere (keyboards)
Doug Ferguson - basso (bass guitar)
Andy Ward - batteria e percussioni (drums and percussions)

TRACK LIST:

1. The great marsh
2. Rhayader
3. Rhayader goes to town
4. Sanctuary
5. Fritha
6. The snow goose
7. Friendship
8. Migration
9. Rhayader alone
10. Flight of the snow goose
11. Preparation
12. Dunkirk
13. Epitaph
14. Fritha alone
15. La princesse perdue
16. The great marsh

ANONIMO VENEZIANO DIXIT (1 & 2)

ANONIMO VENEZIANO DIXIT (1) ...

Rieccomi, cari amici, blogger e visitatori del mio sito. Qualche giorno fa (7 novembre 2008) avevo posto a voi tutti una serie di domande circa le ragioni della mia scomparsa. Mi era già successo, la scorsa primavera, di sparire dalla circolazione per un po’ (ved. post del 29 aprile 2008) e, anche in quel caso, avevo sottoposto alla vostra attenzione (e curiosità) alcune spiegazioni possibili circa il mio prolungato silenzio. In quell’occasione, i motivi presunti della mia ‘scomparsa’ andavano dalle evenienze più tragiche a quelle più risibili; nel caso più recente del 7 novembre, invece, l’unica motivazione fornita era legata a questioni sentimentali: al riguardo, avevo indicato una serie ‘multietnica’ di risposte possibili.
Ora, visitando il mio blog avrete certamente capito che lo humour è una mia prerogativa, oltre alla passione per la musica e ad un’inguaribile, incorreggibile e inevitabile attrazione nei confronti del gentil sesso. Parlando seriamente, sono di nuovo qui, vivo e vegeto, e non ho abbandonato la famiglia per scappare ignobilmente con una donna. Il fatto è che più vado avanti negli anni (mi sto lentamente e inesorabilmente avvicinando alla cinquantina), più stento a capire la vita. Ma, soprattutto, mi sono reso conto ancora una volta che pianificare ed organizzare il proprio futuro ha ben poco senso: la nostra vita è totalmente preda di eventi imprevedibili, del caso (o, come si dice spesso, del ‘destino’).
Ultimamente sto attraversando una fase della mia esistenza in cui tendo a mettere in discussione qualsiasi cosa, anche quelle stesse certezze che, prima d’ora, rappresentavano per me capisaldi incrollabili. Capita a molti, se non tutti, di attraversare un periodo del genere nella vita, soprattutto quando si è alle prese con impegni gravosi quotidiani, rinunce e limitazioni alla propria 'libertà di azione'. E la domanda che mi pongo sempre più spesso è la seguente: “Ne vale davvero la pena?” In un mondo dove l’individualismo prevale e quelli che un tempo venivano definiti ‘ideali e saldi principi’ sembrano vacillare, verrebbe quasi da prendere tutto alla leggera, fregandocene allegramente delle conseguenze che potrebbero derivare per quelle persone che ci sono più vicine e care. Per non parlare del mondo in cui viviamo, di tutto ciò che ci ‘sta intorno’ …. Vale realmente la pena prendere le cose seriamente?
Pochi giorni fa ho dato l’estremo addio alla persona che mi mise al mondo più di 48 anni fa, la persona grazie alla quale sono qui - sono quello che sono, contento di essere tale. La perdita della madre rappresenta uno di quegli eventi che, al di la del dolore personale, segnano un ennesimo ‘taglio’ con il passato - un taglio drammatico, in questo caso, un altro di quei ‘bricks in the wall’, per usare la simbologia di Roger Waters nell’album “The wall” dei Pink Floyd. Ed essendo figlio unico, mi trovo a dover andare avanti ‘da solo’ …. anche se proprio solo non lo sono. Eppure, negli ultimi tempi, la sensazione di essere ‘solo’ l’ho provata spesso.
Forse tutto questo mio ‘sconforto’ attuale ha avuto inizio dall’incontro con Massimo, un incontro shoccante con una persona che non vedevo da una vita e di cui ho perfino parlato nel post datato 7 maggio 2008. Massimo, il giramondo dalla vita imprevedibile, Massimo, l’uomo che non sta mai fermo …
Ed è proprio con una frase che mi ha detto Massimo, poco prima di accommiatarci, che concludo questo mio sfogo paranoico simil-sega mentale: “Bisogna avere il coraggio di osare e andare oltre …” Il coraggio di osare non mi manca. "Andare oltre?" Avevo chiesto a Massimo il significato di quella parola ’oltreì … Lui mi aveva risposto: “Hai idea quando t'incammini lungo una valle e, arrivato alla fine, ti trovi davanti ai tuoi occhi una montagna imponente? Se ti dicessi che oltre quella montagna si trova la soluzione ai tuoi problemi, avresti il coraggio di superarla?”



ANONIMO VENEZIANO DIXIT (2) ...

Cari amici, blogger e visitatori del mio sito,
nonostante il mio prolungato silenzio al quale ho fatto riferimento sopra, ho la vaga impressione che il mio blog non susciti più le simpatie e il gradimento di un tempo. Fra l’altro, circa due settimane fa ho ricevuto una mail (anonima) nella quale mi si accusava di essere uno 'sporco razzista e nazista …'
Desumo, pertanto, che la causa di un tale accanimento ingiustificato nei miei confronti stia in quel simbolo “PADANIA – ANTICA TERRA CELTICA” che compare fra i gadget nella colonna a destra del mio blog. A QUESTO PUNTO, ALCUNE PRECISAZIONI SONO DI ASSOLUTO OBBLIGO.
PREMESSO CHE HO CORSO IL RISCHIO DI NON NASCERE PROPRIO PER IL FATTO CHE I MIEI FAMILIARI, DA PARTE MATERNA, SONO STATI SUL PUNTO DI ESSERE PASSATI PER LE ARMI PROPRIO DA QUEI ‘NAZISTI’ AI QUALI FACEVA RIFERIMENTO IL MIO ANONIMO ACCUSATORE.
PREMESSO CHE IL MIO PRESUNTO ESSERE RAZZISTA FAREBBE RIDERE, DAL MOMENTO CHE NELLE MIE VENE SCORRE SANGUE MISTO (SICULO, VENETO, PIEMONTESE, CROATO).
PREMESSO CHE LE MIE AMICIZIE PERSONALI ANNOVERANO INDIVIDUI PROVENIENTI DAGLI ANGOLI PIÙ DISPARATI DEL PIANETA.

EBBENE, VORREI SOLO FARVI NOTARE QUANTO SEGUE.
QUANDO, AD ESEMPIO, UN CIRCOLO DI IMMIGRATI REGOLARI PERUVIANI RESIDENTI A MILANO INAUGURA UNA CENTRO CULTURALE ANDINO, SI PARLA DI ‘TUTELA DELL’IDENTITÀ CULTURALE …”.
QUANDO, AD ESEMPIO, SI INAUGURA UNA NUOVA MOSCHEA NEL CENTRO DI ROMA, SI PARLA DI ‘DOVUTO RICONOSCIMENTO DELLE MINORANZE RELIGIOSE …”
QUANDO, AD ESEMPIO, IN UN QUARTIERE DI TORINO SI CELEBRA LA RICORRENZA RELIGIOSA DI UN SANTO PATRONO DI UNA CITTÀ DEL SUD-ITALIA, SI PARLA DI “ATTACCAMENTO ALLE PROPRIE RADICI DA PARTE DEGLI IMMIGRATI DI CASA NOSTRA CHE ALCUNI DECENNI FA ABBANDONARONO LE LORO TERRE PER VENIRE A LAVORARE AL NORD …”
EBBENE, PER QUALE MOTIVO SOSTENERE LA “SETTENTRIONALITÀ” O, NELLO SPECIFICO, LA “PIEMONTESITÀ”, DOVREBBE ESSERE SINONIMO DI RAZZISMO (CULTURALE E NON)?
PUR CON LE MIE ORIGINI “METICCE”, SONO NATO A TORINO E, OLTRE AD ESSERNE ORGOGLIOSO, ME NE VANTO. AMO LA MIA CITTÀ, LA MIA REGIONE, IL MIO DIALETTO. MA QUESTO NON SIGNIFICA ESSERE RAZZISTI O INTOLLERANTI. CAPISCO BENISSIMO CHE QUELL’AGGETTIVO “CELTICA” PRESENTE NEL LOGO DELLA “PADANIA” POSSA FAR RIZZARE I CAPELLI A QUALCUNO, PER VIA DELLE ASSOCIAZIONI MENTALI E ALLUSIONI CHE SI POSSONO MALIGNAMENTE FARE, AD ESEMPIO, CON LA CROCE CELTICA …

DEL RESTO, LE ANTICHISSIME POPOLAZIONI DEL PIEMONTE ERANO DI ORIGINE CELTICA E, COME HO AVUTO MODO DI APPURARE IN OCCASIONE DI UN INCARICO LAVORATIVO LA SCORSA PRIMAVERA, LO STESSO DIALETTO PIEMONTESE POSSIEDE, SECONDO ALCUNI STUDIOSI DI LINGUISTICA, CARATTERISTICHE TALI DA ‘DIFFERENZIARLO’ DAGLI ALTRI DIALETTI ITALIANI (INTESI COME EVOLUZIONI DEL LATINO VOLGARE). IN POCHE PAROLE, SECONDO QUESTI STUDIOSI, IL PIEMONTESE AVREBBE LA DIGNITÀ DI UNA VERA E PROPRIA “LINGUA” (COME AVVIENE PER IL SARDO, AD ESEMPIO).
QUANDO, COME È CAPITATO SPESSO NEL MIO BLOG, INSERISCO ALCUNI POST SATIRICI CHE PRENDONO DI MIRA DETERMINATE ‘DEBOLEZZE’ DI ETNIE – PER COSÌ DIRE – DIVERSE DA QUELLA NELLA QUALE MI RICONOSCO, LO FACCIO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE PER IL SENSO DELLO ‘HUMOUR’. PER IL RESTO, PUR NEL MIO ORGOGLIO ‘PIEMONTESE’, SONO UN CITTADINO DEL MONDO E ADORO LA COMPAGNIA DELL’ESSERE UMANO INTESO NEL SENSO PIÙ AMPIO, INDIPENDENTEMENTE DALLA PROVENIENZA GEOGRAFICA, DAL COLORE DELLA PELLE O DALLA RELIGIONE.


TANTO CI TENEVO A CHIARIRE E A DIRVI. E CON QUESTO, RITORNO AI MIEI CONSUETI POST AI QUALI VI HO ABITUATO DA OLTRE UN ANNO E MEZZO.

ANONIMO VENEZIANO

SEI DI TORINO SE ...


Sei di Torino se.....
1) dici: “Ho tagliato!” quando vuoi dire che hai marinato la scuola;
2) l'appartamento lo chiami "alloggio";
3) i pasticcini li chiami "bignole";
4) quando ordini un marocchino o un bicerin in un bar di Napoli ti guardano come se fossi un marziano;
5) tifi Juve o Toro;
6) per svoltare da un corso in una via imbocchi il controviale;
7) d'estate al bar siedi al dehors;
8) quando dici "Beh, io a questo punto farei che andare a pranzo", gli altri ti guardano ancora più strano e si chiedono perchè non puoi andare e basta senza dire "farei che andare”;
9) dai un significato negativo alla frase "ho fatto la figura da cioccolataio", anche se sei una persona golosissima;
10) pensi che girare a destra quando il semaforo è rosso non sia corretto;
11) quando fuori dal Piemonte ordini uno ‘stick’ al bar, gli altri ti guardano come se venissi da Marte;
12) anzichè chiedere "Come va?” quando incontri qualcuno dici "Com'è?" e nel 90% dei casi ti rispondono "Com'è cosa?";
13) a chi non è di Torino (o del Piemonte) chiedi un cicles e nessuno sa cosa sia;
14) abusi della parola "più", preferibilmente a seguito di "solo" (es. restano “solo più" due posti a sedere);
15) se usi l’espressione "non mi oso";
16) quando sei in viaggio e soffri la macchina, dici "Sto patendo …";
17) per te ogni via larga e lunga è un Corso;
18) ti girano le balle ogni volta che una via principale fa una curva;
19) quando, fuori dal Piemonte, entri in un bar e chiedi “Vorrei una brioche”;
20) sei proprietario di un bar e “brioche” non la scrivi “brioscia”;
21) quando sei in vacanza ordini un San Simone e il cameriere, guardandoti perplesso, ti porta un'immagine sacra;
22) quando commenti qualcosa andato storto dici "Suma bìn ciapà";
23) mentre stai guidando gridi "Bùgia, dàte n'andi!" a chi va piano;
24) sei ti perdi in auto quando le strade di un’altra città non si incrociano in modo perpendicolare.

IN DEFINITIVA, SEI DI TORINO SE, LEGGENDO ALCUNE DELLE FRASI PRECEDENTI, HAI RIPETUTO A TE STESSO “PERCHÉ? NON SI DICE COSÌ OVUNQUE?”

THE SOUL CAGES (STING) - 1991


“The soul cages” è il terzo album in studio pubblicato da Sting nel 1991. Pur non essendo granché conosciuto fra il pubblico rock in generale, si tratta di un album concept introspettivo e dalle tematiche alquanto personali: infatti, “The soul cages” trae ispirazione dalla morte del padre dell’artista britannico. All’epoca della perdita del padre, Sting aveva cercato di buttare giù su carta le sue emozioni e i suoi sentimenti, tuttavia fu solo dopo un po’ di tempo, dopo aver superato il dolore, che decise di parlare di quella triste perdita attraverso la musica. Buona parte dei testi parlano di mare: infatti, come racconta lo stesso Sting nella sua autobiografia “Broken music”, il padre avrebbe voluto fare il marinaio. Inoltre, sono presenti riferimenti alla regione di Newcastle, dove Sting visse la sua infanzia.
Il brano che maggiormente mi colpisce è proprio quello d’apertura: “Island of souls", uno dei pezzi più toccanti che abbia mai ascoltato. Il testo narra la storia di Billy, primogenito di una famiglia di operai dei cantieri navali. Il piccolo Billy osserva il padre alle prese con la costruzione di una nave, sognando di fuggire con lui diretto verso mari lontani - un sogno che diventa sempre più vivo allorquando il padre si ammala, con la prospettiva di avere olo più “tre settimane di vita”. In ogni caso, l’album offre in generale un piacevole ascolto e, fra l’altro, comprende due sei singoli di maggior successo pubblicati da Sting: “All this time” e “Mad about you”.
Tutto sommato, “The soul cages” è un lavoro di qualità superiore, realizzato da un musicista che, come gli appassionati di musica e i visitatori meno giovani del mio blog ricorderanno, iniziò la carriera con i Police, uno dei gruppi rock più significativi a cavallo fra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.

“The soul cages” is the third studio album by Sting. Released in 1991, despite being a relatively little-known album to casual fans, this is a very personal and introspective concept album, focused on the death of Sting's father. At the time, Sting had developed a writer's block shortly after his father's death; the episode lasted several years, until Sting was able to overcome his affliction by dealing with the death of his father through music. Most of the songs have motifs related to sailing or the seas (Sting's father, according to Sting's autobiography “Broken music”, had always regretted not becoming a sailor). There are also references to Newcastle, the part of England where Sting grew up.
The album opener "Island of souls" is one of the most intense songs I’ve ever listened to. It tells the story of Billy, the first son in a family line of riveters. As he watches the ships his father create set sail, Billy dreams of taking his father along with him to escape by sea; his dreams become more prevalent as his father is injured and given three weeks to live. In any case, the entire album provides a very good listening experience; moreover, it includes two of Sting’s most famous single hits (“All this time” and “Mad about you”).
All in all, a superior work by an artist who, as the older music fans and visitors to this blog will surely remember, started his career with the Police, one of the most important rock bands in the late 1970s and early 1980s.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good.

TRACK LIST:

1. Island of souls
2. All this time
3. Mad about you
4. Jeremiah bues (Part 1)
5. Why should I cry for you?
6. Saint Agnes and the burning train
7. The wild, wild sea
8. The soul cages
9. When the angels fall



FANTASIA - LIVE IN TOKYO (ASIA) - 2007


Per festeggiare, nell’autunno 2006, il venticinquesimo anniversario della loro nascita, il supergruppo rock Asia ha deciso, nella sua formazione originale, di ricalcare nuovamente i palcoscenici. Gli Asia vantano un pedigree di tutto rispetto: il bassista e cantante John Wetton ha fatto parte dei King Crimson; il batterista Carl Palmer proviene, niente meno dai fantastici Emerson, Lake & Palmer; infine, gli Yes - altro gruppo fondamentale di rock progressivo - sono degnamente rappresentati dal chitarrista storico Steve Howe e da Geoffrey Downes, tastierista nella seconda ‘fase’ degli Yes, nonché membro dei Buggles.
“Fantasia - Live in Tokyo” è un album doppio registrato in occasione del concerto tenutosi l’8 marzo 2007 presso la Shinjuku Koseinenkin-Hall di Tokyo. A causa del repertorio limitato, il gruppo ha eseguito l’intero album “Asia” più alcuni pezzi tratti da “Alpha” e il lato “B” “Ride easy.” La scaletta è stata, inoltre, arricchita dalla presenza di brani familiari ai componenti della band, ad esempio “In the court of the Crimson King” (King Crimson), “Fanfare for the common man” (Emerson, Lake & Palmer), “Video killed the radio star” (Buggles - brano che rende ben poco rispetto all’originale da studio, anche a causa dei cori, davvero poco azzeccati); e, infine, “Roundabout” (Yes - altra scelta poco felice, considerato che il tempo dell’esecuzione è eccessivamente rallentato e l’interpretazione di Wetton è lontana dall’esecuzione cristallina di Jon Anderson).
Fatta eccezione per un paio di pezzi mediocri, i fan degli Asia apprezzeranno certamente questo tuffo nel passato, fiduciosi anche per il fatto che la band è alla prese con un nuovo lavoro. Per chi non conosce gli Asia o i gruppi dai quali provengono i suoi componenti, “Fantasia - Live in Tokyo” può benissimo rappresentare una sorta di biglietto da visita del tipo “The best of Asia”.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Distinto.

The 25th anniversary of progressive-rock supergroup Asia was commemorated during the fall of 2006, with the return of the original line-up to American concert halls. The foursome had an impressive prog-rock pedigree. Lead singer and bassist John Wetton had been in King Crimson; drummer Carl Palmer was, not surprisingly, from Emerson, Lake & Palmer; and, from Yes, their long-time guitarist Steve Howe and a keyboardist for one album Geoffrey Downes (also a member of The Buggles).
“Fantasia - Live in Tokyo” is a double-CD recorded from their March 8th 2007 concert at Shinjuku Koseinenkin-Hall, Tokyo, Japan. Because of their short time together and limited catalog, they played the entire “Asia” album, plus some tracks from “Alpha” and the B-Side “Ride Easy.” Rather than play music by the numerous permutations of Asia, the set list was completed with more familiar songs by the members, i.e. King Crimson’s “In the court of the Crimson King”, E. L. & P.’s “Fanfare for the Common Man” and, though somewhat disappointing, The Buggles’ “Video killed the radio star”(which didn’t work because the chorus sounded absolutely dreadful) and, above all, Yes’ “Roundabout” (here, the tempo is slowed down and Wetton’s deep vocals didn’t fit well with this signature song).
A couple of bad songs aside, fans of Asia will probably enjoy this trip down memory lane and will be glad to hear the band is working on an album of new material. If this band or the other bands mentioned are unfamiliar, this could be a “Best-of-Asia” introduction album.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Fairly good.

ASIA (2007):

John Wetton - basso, voce (bass, vocals)
Steve Howe - chitarre, voci (guitars, backing vocals)
Geoff Downes - tastiere, voci (keyboards, backing vocals)
Carl Palmer - batteria e percussioni (drums and percussions)

TRACK LIST:

DISC 1:

1. Time again
2. Wildest dreams
3. One step closer
4. Roundabout
5. Without you
6. Cutting it fine
7. Intersection blues
8. Fanfare for the common man
9. The smile has left your eyes

DISC 2:

1. Don't cry
2. In the court of the Crimson King
3. Here comes the feeling
4. Video killed the radio star
5. The heat goes on
6. Only time will tell
7. Sole survivor
8. Ride easy
9. Heat of the moment


venerdì 7 novembre 2008

SCOMPARSO ... (MISSING ...)


Già una volta (aprile 2008) ero sparito dalla circolazione. Al riguardo avevo postato una specie di quiz, per la curiosità dei miei fedeli amici, blogger e visitatori. Vi prometto che appena possibile tornerò a postare e, nel frattempo, propongo un’altra serie di domande angoscianti circa il mio ‘stato’ attuale, tanto per farvi scervellare un po’ …

CHE FINE HA FATTO ANONIMO VENEZIANO?

1) È fuggito con una gnocca di colore?
2) È fuggito con una gnocca orientale?
3) È fuggito con una gnocca dell’Est Europa?
4) È fuggito con una gnocca italiana (meridionale)?
5) È fuggito con una gnocca italiana (padana)?
6) È fuggito … con un UOMO?


I had already ‘vanished’ once (April 2008) since I have been running this blog of mine, shamefully neglecting my blogging ‘duties’. At that time, I had also posted sort of a quiz game, for the sake of my dear friends’, blogger’s and visitors’ curiosity. Well, I do promise I will be posting again as soon as possible; in the meantime, I am posting a new set of ‘worrying’ questions about my present ‘state’, for all of you to puzzle over it a little …

WHAT’S GOING ON WITH ANONIMO VENEZIANO?

1) He has fled with a black cutie?
2) He has fled with a Far-East cutie?
3) He has fled with an Eastern European cutie?
4) He has fled with a (Southern) Italian cutie?
5) He has fled with a (Northern) Italian cutie?
6) He has just fled away … with a MAN?


lunedì 20 ottobre 2008

ABSENT LOVERS - Live (KING CRIMSON) - 1998


“Absent lovers” è un album dei King Crimson registrato dal vivo a Montreal, in occasione dell’ultimo concerto del gruppo del tour 1984. Un ottimo album, registrato in maniera impeccabile, il quale contiene molti dei “classici” tratti prevalentemente dalla trilogia “Discipline”/”Beat”/”Three of a perfect pair” dei primi anni Ottanta. Fra l’altro, sono presenti alcuni dialoghi e scambi di battute con il pubblico, il ché contribuisce a rendere quell’atmosfera di spettacolo “dal vivo”. I brani hanno in genere una durata maggiore rispetto agli originali registrati in studio, con le immancabili improvvisazioni per le quali I King Crimson erano celebri. Non solo, ma la scaletta comprende due classici degli anni Settanta quali “Red” e “Lark's tongues in aspic, Part 2” - a mio parere, le migliori esecuzioni “live” di questi pezzi che abbia avuto modo di ascoltare!
Indubbiamente un album dal vivo magistrale, realizzato da un gruppo che è riuscito a sopravvivere ai mediocri anni Ottanta con un certo stile. Un album che rappresenta l’ultima produzione dei King Crimson di quel decennio - una produzione di alto livello, un “arrivederci” di Robert Fripp che non avrebbe potuto essere più azzeccato.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.

Recorded live in Montreal at their last concert on the 1984 tour, “Absent lovers” gives evidence of an awesomely recorded live show containing many of their classic tracks taken mainly from the “Discipline”/”Beat”/”Three of a perfect pair” trilogy from the early 1980s. The CD also captures some of the audience dialogue which I find rather amusing and helps give a nice live feel to the music. Songs are also extended slightly and some improvisation (which they were so famous for live) is added; moreover, the set list includes excellent renditions of “Red” and “Lark's tongues in aspic, Part 2” which, I think, are the best they ever performed!
A masterful live concert from a prog-rock group which managed to succeed during the hostile 1980's with a style - the final release from the 1980's line-up of King Crimson (and they could not have gone out in better style).
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good/ excellent): Very good.

KING CRIMSON (1984):

Robert Fripp - chitarre, ‘congegni vari’ (guitars, devices)
Adrian Belew - voce, chitarre (lead vocals, guitars)
Bill Bruford - batteria e percussioni (drums and percussions)
Tony Levin - basso, cori (bass, backing vocals)

TRACK LIST:

DISC 1:

1. Entry of the Crims
2. Larks' tongues in aspic, Part 3
3. Thela hun ginjeet
4. Red
5. Matte kudasai
6. Industry
7. Dig me
8. Three of a perfect pair
9. Indiscipline

DISC 2:

1. Sartori in Tangier
2. Frame to frame
3. The man with an open heart
4. The waiting man
5. Sleepless
6. Larks' tongues in aspic, Part 2
7. Discipline
8. Heartbeat
9. Elephant talk


GLI ANNI PASSANO ... I LADRONI RIMANGONO (THIEVES ARE ALWAYS THE SAME)


Niente di nuovo sotto il sole ....

Nothing new under the Sun ...

NIENTE SESSO ... VISTA DEBOLE ... (NO SEX CAUSES BAD EYES)


Guardate l'immagine in alto e provate a tirare le estremità degli occhi (in direzione delle orecchie) in modo da avere gli occhi a mandorla, a mo' di cinesi.
Quindi leggete con attenzione ...

Look at the picture above, then try to extend the skin at the sides of your eyes (towards your ears), so as you get your eyes almond-shaped, in the fashion of Chinese people.
Then read carefully ....

venerdì 26 settembre 2008

NO PALCO (live) - BANCO DEL MUTUO SOCCORSO (2003)



Tanto per dirvi che sono ancora vivo e vegeto …
Ah … fra lavoro, famiglia e impegni vari. Ma perché non siamo nati tutti single e milionari???

Comunque, questo “No palco” è un album dal vivo del Banco del Mutuo Soccorso, registrato nel luglio 2002. La formazione è quella della band all’epoca, compresi alcuni ospiti, fra i quali gli ex-componenti di questo storico complesso progressive italiano.
Per recensire questo album, si potrebbe iniziare con: "C'era una volta il Banco del Mutuo Soccorso, il miglior gruppo progressive italiano ed uno dei migliori in Europa". Seppellito il prog rock, purtroppo, è “defunto” anche il gruppo romano, che ha voluto festeggiare il proprio trentennale con questo concerto all'Ippodromo Le Capannelle di Roma davanti, probabilmente, a pochi intimi, se sono reali le valutazioni quantitative ad ogni applauso.
“No palco” è uscito quasi inosservato e fra l'indifferenza generale; tuttavia, può piacere a chi, come il sottoscritto, per il Banco ha delirato nel momento del suo massimo splendore (ed anche oltre). Ascoltarlo non fa comunque male, considerando anche la rivisitazione dei brani e la presenza di personaggi della musica italiana … come dire …. (es. Tiro Mancino, Morgan).
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Distinto/Ottimo.


Just to let you know I’m still alive and kicking …
Well … my job, my family and all that jazz. Why weren’t we born to be single and millionaire?

“No palco” is a live album by Banco del Mutuo Soccorso, recorded in July 2002, featuring the 2002 Banco line-up plus a few guests, former band members among them.
To review this record, one could start by saying: "Once upon a time there were Banco del Mutuo Soccorso, the best Italian progressive band as well as one of the best ones in Europe ". Prog rock was buried a long time ago, unfortunately, and so wereBanco del Mutuo Soccorso, who wanted to celebrate their 30th anniversary by organizing this live show at the Ippodromo Le Capannelle, Rome (Italy), probably in front of an audience of a few tens fans, considering the “roar” of the fans clapping their hands.
“No palco” went quite unnoticed upon its release; however, it will sound pleasant to those people (including me myself) who ran crazy for this band, at the time when they reached their artistic and expressive climax. And what’s more – and curious, indeed – the songs are massively revisited and the guest musicians include a few present-day Italian pop artists who …. just listen …. (e.g. Tiro Mancino, Morgan).
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Fairly/Very good.

BANCO DEL MUTUO SOCCORSO (2003):

Vittorio Nocenzi - organo, tastiere (organ, keyboards)
Rodolfo Maltese - chitarra, tromba (guitar, trumpet)
Francesco Di Giacomo - voce (lead vocals)
Maurizio Masi - batteria e percussioni (drums and percussions)
Tiziano Ricci - basso (bass guitar)
Filippo Marcheggiani - chitarre (guitars)

TRACK LIST:

1. Prologo #1
2. R.I.P.
3. Il ragno
4. Cento mani, cento occhi
5. Quando la buona gente dice
6. Canto di primavera
7. La caccia / FA# minore
8. Moby Dick
9. Non mi rompete
10. Come due treni / Intro
11. 750.000 anni fa … l'amore
12. Traccia I
13. Traccia II

martedì 16 settembre 2008

ADDIO, RICK (FAREWELL, RICK)




Richard Wright, tastierista dei Pink Floyd (uno dei miei gruppi culto, fra i 2-3 preferiti in assoluto, insieme a Genesis e Yes), è morto. Ho appreso la notizia stamattina, mentre facevo la colazione guardando il notiziario TV. Rick era da tempo malato di cancro.
Un altro pezzo di storia del grande rock che se ne va.
Addio, Rick. Che Dio ti benedica.
R.I.P.

Pink Floyd’s keyboardist Richard Wright is dead. Pink Floyd have been one of my favourite rock bands, ranking at the top of my prog rock band favourites together with Genesis and Yes. This piece of news came to my knowledge this morning, as I was having breakfast while watching TV. Rick had been suffering from cancer for some time.
Another protagonist of the “masters of rock” is gone.
Farewell, Rick. God bless you.
R.I.P.

lunedì 8 settembre 2008

LAUGHING STOCK (1991) - TALK TALK


Il 20 luglio 2008 ho postato l’album dei Talk Talk “It’s my life”, un vero successo planetario di pop “commerciale” (basti pensare al singolo “Such a shame”). Oggi, invece, voglio postare “Laughing stock”, quinto (e ultimo) album in studio dei Talk Talk, un disco completamente diverso pubblicato nel 1991 e caratterizzato da ampie sezioni strumentali eseguite dal gruppo accompagnato da una ricca schiera di musicisti fra i quali una ricca sezione di viole. Le sedute di registrazione di “Laughing stock” vengono ricordate dai fan del gruppo come un qualcosa di simile a riti mitologici: la rivista specializzata “Tape Op” pubblicò un lungo articolo che sottolineava il perfezionismo maniacale di Mark Hollis e la sua abitudine di accendere candele e incensi per creare l’atmosfera giusta per le registrazioni. L’accoglienza della critica fu in generale positiva: in molti hanno sottolineato il fatto che l’album traeva ispirazione da generi diversi e che, come l’album precedente della band “Spirit of Eden” (molto simile per atmosfere), i testi sono prevalentemente di carattere mistico-religioso. “Laughing stock” è considerato, insieme al summenzionato “Spirit of Eden”, fra i primi lavori ad essere classificati come genere post-rock.
Il disco (che ritengo, personalmente, il capolavoro dei Talk Talk) inizia con venti secondi di silenzio, seguiti dal ronzio sommesso di un amplificatore per chitarra. Venti secondi di silenzio, dicevo, poi un accordo, liquido e riverberato, e l’inconfondibile voce di Hollis a tratteggiare i primi schizzi dell’affresco. E’ un’ingresso in sordina, una musica che bisogna sforzarsi di seguire nei suoi vuoti per poter godere davvero dei suoi pieni. "Una nota è meglio di due, e nessuna è meglio di una" amava ripetere all’epoca il cantante e compositore. "Myrrhman", il brano d’apertura, si dipana così, senza che l’ascoltatore se ne accorga, senza che si riesca a capire dove il brano ci vuole portare, tra il singhiozzo triste di Hollis, la sua chitarra che tratteggia macchie impressionistiche di suoni, e qualche accenno di tromba e di percussione. Infine, senza soluzione di continuità (ma con un cambio armonico poco prevedibile), lo splendido pezzo d’apertura ci fa intravedere un mare ancora più calmo e rarefatto, composto da un tappeto di archi sottili e levigati sui quali un oboe lontano tratteggia una melodia di profonda malinconia.
Tutto l'album in generale è un susseguirsi di atmosfere da sogno, eteree, rarefatte - un tappeto sonoro ricco di intrecci e sfumature, un vero capolavoro della musica anni Novanta che non saprei nemmeno come definire: rock progressivo d’avanguardia, musica d’ambiente, post-rock classicheggiante. Una musica che scava nel profondo dell’animo e della mente, una musica riflessiva - un album, tuttavia, da ascoltare distesi su un divano, nella penombra, da soli, possibilmente avendo dormito un numero sufficiente di ore la notte prima: no, non è una battuta, “Laughing stock” ha un potere magicamente ipnotico, affascinante e suggestivo.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.

On July 20th 2008 I posted Talk Talk’s album “It’s my life”, a worldwide commercial pop success. Today I’m posting “Laughing stock”, Talk Talk’s fifth and final studio album - a completely different work released in 1991, featuring instrumental sections from a large ensemble of musicians, including as many as seven violists on occasion. The recording sessions have attained near-mythical status among underground music fans: “Tape Op” magazine ran an extensive article detailing the harrowing recording sessions, marked by Mark Hollis’ perfectionist tendencies and his use of candles and incense to set the mood. Reviews of the album were generally good: many tended to emphasise the fact that it spanned several genres and, like the predecessor “Spirit of Eden”, the lyrical themes are often religious. The album is widely considered, along with “Spirit of Eden”, as one of the first records to be classed as within the post-rock genre.
The album - Talk Talk’s masterpiece, in my opinion - starts with twenty seconds’ silence, followed by the soft whir of a guitar amplifier. Twenty seconds’ silence, I said, then comes a liquid, re-echoing chord and Mark Hollis’ unique voice starts sketching the first brush-strokes of this astonishing fresco. “Laughing stock” starts in a subdued tone: you need to endeavour to fully get into the mood of the music in this album, i.e. get into the “voids” of this music in order to fully appreciate its fullness. Mark Hollis used to say again and again, at the time of composing the album, that "one note is better than two, and no note is better than one”. The opening track "Myrrhman" unravels just like this: the listener cannot realize it, puzzled about the direction this piece of music will follow, wavering among Hollis’ sad singing, his guitar sketching impressionistic sound patches and a few hints at trumpet playing and percussive drills. Finally, with a not very predictable harmonic shift and quite interruptedly, the splendid opening piece depicts a still more rarefied and quieter instrumental atmosphere featuring a carpet of smoothly flowing strings on the background of which a far-sounding oboe plays a sad, melancholic tune.
“Laughing stock” provides a complex texture of dreamy, ethereal, rarefied atmospheres – a sound texture rich in interlacements and hues, a real masterpiece of 1990s music which I find very difficult to label: vanguard progressive rock, ambient music, classical post-rock classicheggiante. A music that penetrates your soul and mind, that makes you ponder – an album you should listen while lying comfortably on a sofa, in semi-darkness, all on your own and, if possible, after having a full night’s sleep. No, this is not a bad remark: “Laughing stock” has a magically hypnotic, fascinating and suggestive power.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good.

TALK TALK (1991):

Mark Hollis - voce, chitarra, pianoforte, organo (vocals, guitar, piano, organ)
Paul Webb - basso (bass guitar)
Lee Harris - batteria (drums)
Tim-Friese-Greene - organo, piano, armonium (organ, piano, harmonium)

OSPITI (GUEST MUSICIANS):

Martin Ditcham - percussioni (percussions)
Mark Feltham - armonica (harmonica)
Levine Andrade, Stephen Tees, George Robertson, Gavyn Wright, Jack Glickman, Wilf Gibson, Garfield Jackson - viola (viola)
Simon Edwards, Ernest Mothle - contrabbasso (acoustic bass)
Roger Smith, Paul Kegg - violoncello (cello)
Henry Lowther - tromba, flugelhorn (trumpet, flugelhorn)
Dave White - contrabbasso, clarinetto (contra bass, clarinet)

TRACK LIST:

1. Myrrhman
2. Ascension day
3. After the flood
4. Taphead
5. New grass
6. Runeii

sabato 6 settembre 2008

LIVE AT MONTREUX JAZZ FESTIVAL 2003 (JETHRO TULL) - 2003


Il primo Montreux Jazz Festival risale all’anno 1967. La manifestazione fu organizzata al Montreux Casino: durava tre giorni e presentava quasi esclusivamente musicisti jazz. Dopo I primissimi anni dedicati prettamente a questo genere di musica, durante il anni Settanta il festival aprì le porte ad altri generi ed attualmente propone artisti dei più disparati generi musicali, nonostante il jazz rappresenti il protagonista principale. Nelle ultime edizioni, la rassegna si protrae per ben due settimane, raccogliendo un numero di visitatori che arriva a superare i duecentomila.
La storia dei Jethro Tull affonda le sue radici alla fine degli anni Sessanta. Più di trent’anni dopo, esattamente nell’estate del 2003, il gruppo si presenta per la prima volta sul palco del Montreaux Jazz Festival, manifestazione che, come ho sottolineato, va ben oltre la musica jazz e, soprattutto, ha prodotto - e continua a produrre - meravigliose registrazioni dal vivo. E l’album dei Jethro che posto oggi non è affatto un’eccezione al riguardo. Ian Anderson, leader e autentica personificazione della band, conserva una voce vivace e limpida, oltre a suonare ottimamente un gran numero di strumenti, flauto traverso su tutti. Gli altri componenti del gruppo - tutti tranquilli musicisti rock di mezza età - danno origine ad un complesso in grado di passare con dimestichezza dal blues tradizionale al rock progressivo di sapore medievale al quale i Jethro Tull devono la loro fama.
Il concerto è diviso in due parti: il Disco 1 comprende brani semi-acustici improntati al rock-blues, mentre il Disco 2 ripercorre con energia alcuni dei più noti successi della band. In ogni caso, un album che i fan dei Jethro non devono assolutamente perdersi.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.

In 1967, the first Montreux Jazz Festival opened its doors. The festival was held at the Montreux Casino: it lasted for three days and featured almost exclusively jazz artists. Originally a pure jazz festival, it opened up in the 1970s and today presents artists of nearly every imaginable music style, even though jazz remains an important part of the festival. Today's festival lasts about two weeks and attracts an audience of more than 200,000 people.
Jethro Tull enjoy a history of music that dates back to the late 1960s. In 2003, they took the stage for the first time at the Montreaux Jazz Festival, an event that has a reputation for not sticking strictly to jazz and for producing a series of consistently excellent live records. And this Jethro Tull set is no exception. Ian Anderson, the band’s leader and true personification of the same, still retains a crisp and clear voice. Moreover, the number of instruments he plays himself, and plays well, is impressive. The other middle-aged men of Jethro Tull form a tight band that easily sways from down-home blues to the medieval-tinged progressive rock the band is best known for.
The concert is split in half: Disc 1 is a semi-acoustic, blues-based set, whereas Disc 2 is a fully electric pilgrimage through the hits of the band. Either way, it is all good for Jethro Tull fans.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good.

JETHRO TULL (2003):

Ian Anderson - voce, flauto, chitarra acustica, armonica (lead vocals, flute, acoustic guitar, harmonica)
Martin Barre - chitarra elettrica e acustica (electric and acoustic guitar)
Andrew Giddings - tastiere (keyboards)
Doane Perry - batteria e percussioni (drums and percussions)
Jonathan Noyce - basso (bass guitar)

TRACK LIST:

DISC 1:

1. Some day the sun won’t shine for you
2. Life is a long song
3. Bourée
4. With you there to help me
5. Pavane
6. Empty café
7. Hunting girl
8. Eurology
9. Dot com
10. God rest ye merry gentlemen
11. Fat man

DISC 2:

1. Living in the past
2. Nothing is easy
3. Beside myself
4. Medley: Songs from the wood/Heavy horses/Too old to rock ‘n’ roll, too young to die
5. My God
6. Budapest
7. Mayhem, maybe jig
8. Aqualung
9. Locomotive breath
10. Protect and survive jig
11. Cheerio