martedì 18 marzo 2008

LARKS' TONGUES IN ASPIC (KING CRIMSON) - 1973


I King Crimson sono una delle band di rock progressivo più importanti degli anni Settanta e “Larks’ tongues in aspic” è, secondo me, uno dei loro migliori lavori degni di nota. Dopo aver pubblicato “Island” (un album non male ma leggermente “spento”), Robert Fripp diede vita nel 1973 ad una formazione completamente rinnovata: la musica che ne derivò nel successivo biennio, sia nei dischi realizzati in studio sia negli spettacoli dal vivo (documentati dai miei post della serie “The great deceiver” - vedi 8 luglio, 3 settembre, 4 settembre e 1 ottobre 2007) rappresenta l’apice di questa formazione. Il quintetto che ha registrato “Larks’ tongues in aspic”, seppur destinato a breve vita, è davvero “tosto”, con Bill Bruford (batteria) e John Wetton (basso-voce) a garantire una solida base ritmica, affiancati da David Cross (violino) e Jamie Muir (percussioni assortite) che consolidano quella spontaneità e libertà interpretativa che rappresentano le caratteristiche salienti dell’album. E su tutto, ovviamente, spicca Robert Fripp, il fulcro di questa incredibile "giostra progressiva".
Le sei “canzoni” (termine da prendere in ogni caso alla leggera) sono inframmezzate e infarcite di spunti strumentali ed elaborati di rock d’avanguardia. L’esempio migliore è indubbiamente il brano d’apertura: percussioni incalzanti, chitarra frenetica, solida ritmica di basso, violino dalle melodie al tempo stesso diaboliche e dolci - 13 minuti di rock “duro” abbinato alla musica classica, in poche parole un capolavoro progressive difficile da classificare. Seguono due brani che mostrano la predilezione di Fripp per i momenti musicali nostalgici e tenui: Book of Saturday" e "Exiles", probabilmente la migliore “canzone” incisa dai King Crimson, con un violino melodico e nostalgico sullo sfondo dell’onnipresente mellotron. Il quarto brano (il primo del lato “B” del vinile originale) pare essere un pretesto per improvvisazioni durante le esecuzioni dal vivo: in effetti, rappresenta il punto debole del disco. Anche il pezzo seguente, "The talking drum", non spicca per originalità, essendo una progressione monocorde lungo la quale si sviluppano gli intrecci solisti di Fripp e Cross. Ma il bello di questo pezzo è che conduce gradualmente e inevitabilmente alla perla conclusiva: “Larks' tongues in aspic, part two” - un grido lancinante introduttivo, seguito da un incalzare nervoso di chitarra in tempo 5/4, un riff che ha indubbiamente influenzato le bande di rock duro degli anni successivi.
“Larks’ tongues in aspic” è un originale album “elettrico”, uno dei pochi che conservano un’indubbia freschezza ad oltre trent’anni dalla pubblicazione. Un classico del rock progressivo.
Voto personale (insufficiente / sufficiente / buono / distinto / ottimo / eccellente): Ottimo.

King Crimson are one of the most respectable 1970s progressive rock bands, and this is, in my opinion, one of their most respectable releases. After the nice but somehow lackluster “Islands”, Robert Fripp emerged with an entirely new King Crimson line-up in 1973, and the music that was to follow over the next two years, both in the studio and especially live (as evidenced on my “The great deceiver” posts dated July 8th, September 3rd, September 4th and October 1st 2007), is usually considered to be the apex of this band's legacy. The quintet that recorded “Larks’ tongues in aspic”, though short-lived, was a real wonder. Drummer Bill Bruford and bassist-vocalist John Wetton provided the band with a virtuosic rhythm section, while violinist David Cross and percussionist Jamie Muir gave the band a newfound sense of liberation and spontaneity. And, of course, there was Fripp himself, the fulcrum of this marvellous prog rock see-saw.
The six "songs" (in the more conventional sense) are sandwiched between complex, instrumental, comparatively avant-garde works. The opening track has it all: amazing percussive runs, fast guitar picking, headstrong bass playing, and violin playing both evil and soulful. In its 13 minutes, this title track meshes hard rock and classically-styled ensemble playing into an uncategorizable masterpiece. This, perhaps King Crimson's most avant-garde composition, then gives way to a couple of lyrical songs, of which "Exiles" is perhaps the single best "song" that the band has ever done, with beautifully melodic - and memorable - violin playing rising out of a restless, noisy mellotron introduction. While the song "Easy money" may meander a bit in its middle section, the band turned this into an effective vehicle for improvisation live, so that can be excused. Finally, the percussive tour-de-force "The talking drum" may be criticized as being nothing but an overly lengthy build-up, but as such it is amazingly effective as it leads into the screamingly loud "Larks' tongues in aspic, part two", whose odd-metered heavy guitar riffing must have influenced the heavy metal bands which evolved years later.
A diverse and electric album, and one of those few rock releases which still sounds completely fresh and modern more than three decades after its recording. A classic of progressive rock.
My personal mark (poor / pass / good / fairly good / very good / excellent): Very good.

KING CRIMSON (1973):

Robert Fripp - chitarre, mellotron, congegni vari (guitar, mellotron, devices)
David Cross - violino, viola, mellotron (violin, viola, mellotron)
Bill Bruford - batteria (drums)
John Wetton - basso, voce (bass guitar, vocals)
Jamie Muir - percussioni varie (assorted percussions)

TRACK LIST:

1. Larks’ tongues in aspic, part one
2. Book of Saturday
3. Exiles
4. Easy money
5. The talking drum
6. Larks’ tongues in aspic, part two

LARKS' TONGUES IN ASPIC (KING CRIMSON) - 74,1 MB

1 commento:

DeadPoetPaloz ha detto...

Un disco che richiede molti ascolti per entrare nella logica dei brani, ma che ripaga alla grande. Cacchio, se ripaga!
Indimenticabile la doppia title track, una delle composizioni più fini di Fripp & co.